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Il Novecento di Flavio Costantini.

Il Novecento di Flavio Costantini.

 

 

La galleria d’arte Il Vicolo dedica una personale a Flavio Costantini, prima mostra organizzata dopo la morte dell’artista.

Curata in collaborazione con l’Associazione a lui intitolata (Associazione culturale Archivio Flavio Costantini) che ne conserva il lascito, è incentrata sullo stretto e imprescindibile rapporto di Costantini con la storia, sia come riferimento per i soggetti delle opere, sia come metodo della lunga e approfondita ricerca che ne ha sempre accompagnato la realizzazione.

In particolare, i lavori selezionati per la mostra presentano la personale lettura del Novecento che l’artista ha proposto nel corso di tutta la sua attività.

Un percorso che va dagli attentati anarchici di inizio secolo, al naufragio del transatlantico Titanic (1912), dalla fine della dinastia dei Romanov in Russia (1917), ad alcuni bozzetti e disegni inediti dedicati alla persecuzione degli ebrei durante il nazismo.

Come ha scritto lo storico Antonio Gibelli, l’opera di Costantini coglie il momento in cui “la creazione diventa distruzione. (…) L’uomo, capace di conquiste al limite del divino, diventa anche capace della propria autodistruzione. (…) La cosa che forse colpisce di più nel suo senso delle cose è la straordinaria prossimità che collega i due ordini di eventi. Il velo che separa la bellezza dalla tragedia è assolutamente sottile. La stessa bellezza ha una natura ingannevole: l’eleganza delle forme non ci preserva dalla morte ma ci introduce ad essa. Nella sua visione del mondo forse la parossistica vicinanza tra valori e disvalori, tra utopia e regresso ha prodotto un rifiuto rancoroso, esasperato di ogni mito progressista e si è convertito in un culto paradossale della negatività”.


Come scrive Costantini in una sua lettera inedita a un amico:

Carissimo,
ho trovato un breve e significativo scritto di dieci o quindici anni fa, quando cioè mi sprofondavo nel dramma o melodramma.
Dico significativo perché c’erano delle semplificazioni e comparazioni: Kafka, Bakunin, di qua o di là dalla barricata, la solitudine e la non solitudine.
Il punto è questo: ora c’è stato un ulteriore sviluppo o inviluppo, dalla solitudine (Kafka) alla non solitudine (Bakunin) e di nuovo ora alla solitudine ma non con Kafka - è una solitudine diversa, forse colorata di cinismo.
Dio è morto ovvero è morta l’utopia (vedi Le Malentendu di Camus).
Andiamo verso il Polo Nord (soli), che è soltanto un punto convenzionale, un’espressione geografica, un puntino sul ghiaccio, su quel ghiaccio che deriva però con le correnti e si scioglie, e quindi (il puntino) va rinviato e ricercato continuamente con reiterate e puntigliose osservazioni astronomiche.
Quando allora parlavo di potere, la parola aveva per me un significato completamento diverso.
A parte il fatto che l’espressione è stata inflazionata e volgarizzata e chiunque ne parla dopo aver guardato la televisione.
Ora per me ha perso il suo fascino mostruoso.
I miei eroi hanno smesso di combatterlo, si avviano in solitudine verso il Polo Nord che però non esiste.
Il mio atteggiamento manicheo è crollato verticalmente e con esso il melodramma e la partecipazione entusiastica.
Se per questo sono un controrivoluzionario, pazienza

Dati Aggiornati al: 16-09-2016 16:40:30

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Categoria: Mostre e Cultura

Quando: Alle 18:30 dal 06-10-2016 al 19-10-2016
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

nei seguenti giorni : Lun - Mar - Mer - Gio - Ven - Sab - Dom

Dove: IL VICOLO - Galleria d'arte - Milano

Indirizzo: Via Maroncelli 2 Milano

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento