Quelli che impiegano male il loro tempo sono i primi a lamentarsi che passi troppo in fretta. Jean de La Bruyère

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NOvecento non più - antologia poetica sul Realismo Terminale

NOvecento non più - antologia poetica sul Realismo Terminale

 

 

Invito alla partecipazione per la nuova antologia poetica sul Realismo Terminale " NOvecento non più" a cura di Diana Battaggia e Salvatore Contessini con nota introduttiva di Guido Oldani

http://poesia.lavitafelice.it/news--invito-alla-partecipazione-per-nuova-antologia-novecento-non-piu-sul-realismo-terminale-4990.html

La casa editrice La Vita Felice, in continuità con le attività di promozione della poesia, è sempre impegnata nell’individuazione di temi contemporanei attorno a i quali si produce dibattito o interesse sociale e, a sua volta, li propone con l’intento di stimolare processi creativi poetici da raccogliere e presentare al pubblico interessato sotto forma di antologie poetiche. I temi più recenti sono stati rivolti alla Misericordia, in occasione del Giubileo straordinario in essere, alle Lingue d’Europa, per un’Europa dei popoli, all’interscambio culturale con Cipro, nell’area mediterranea, ai laboratori di scrittura nel carcere, al rapporto madre/figlia, alle esperienze stilistiche degli autori under 40, etc.

Nel proseguire tale impegno, è stata individuata la realizzazione di una nuova proposta antologica con testi selezionati che esplicitino le tesi del Realismo Terminale: il movimento ideato da Guido Oldani, contraddistinto da una peculiarità del linguaggio poetico derivante da un mutamento antropologico di inurbamento e accatastamento dei popoli, che rileva la supremazia degli oggetti sulla natura, con l’emblematico utilizzo della similitudine rovesciata, per cui il termine di paragone usato è l’oggetto e non più la natura.

Riportiamo in proposito una sintesi delle argomentazioni trattate da Guido Oldani sul Realismo Terminale con l’intento di meglio illustrarne il concetto e fornire un utile supporto per la creazione dei testi poetici oggetto del concorso:

«A far tempo dal terzo millennio, gli oggetti che colmano le città attraggono, risucchiandoli, tutti i popoli della terra, progressivamente, a rovesciarsi dentro l’urbe. Nasce un realismo fatto di accatastate mescolanze di corpi umani viventi e oggetti prodotti. Il viaggio democratico di tutte le razze, a buttarsi sulle cose in città, è quasi concluso (4 miliardi di umani su 7), cioè è terminale e va completandosi a rotta di collo. Mentre gli oggetti divengono i nuovi soggetti, noi siamo divenuti gli oggetti novelli. A furia di amarli, ci siamo identificati con loro definitivamente, lasciandogli una sorta di precedenza, ed essi ci hanno scalzati. Tutto diviene a immagine e somiglianza dei prodotti, che rappresentano il termine di paragone e addirittura l’origine della parola. Ne deriva che la figura retorica della similitudine, che rende rappresentabile tutto ciò che esiste, ora si è rovesciata e così il gabbiano somiglierà, modestamente, a un aeroplano e non più viceversa. Si inizia un nuovo linguaggio preponderante con una sua semantica “mutata”; ecco quindi la “Similitudine rovesciata”. Un periodo temporale e quindi una poetica, destinati a una durata ragguardevole, si sono messi in moto, trasformando l’ attimo nell’ampiezza di un’epoca. L’oggettofilia è la legge che tiene prono e servizievole questo mondo. In un simile contesto, l’obbedienza (alle cose), a dispetto di quanto invalso nel secondo Novecento, è così tornata ad essere una indiscutibile virtù.»

Altre informazioni sul Realismo Terminale possono essere tratte dall’articolo di Contessini a piè di pagina.

L'antologia verrà presentata alla Fiera dell’editoria di Roma a inizio dicembre 2016 e sarà divisa in due sezioni: una con i testi di autori espressamente invitati e una con una selezione di testi di autori che vorranno partecipare all’iniziativa, totalmente gratuita, come segue:

- invio unicamente via mail a diana@lavitafelice.it di un testo poetico inedito sul tema sopra descritto; max 30 versi.

- Termine ultimo per l’invio 30 settembre 2016.

- Nella mail di accompagnamento, con oggetto “Realismo Terminale”, indicare i propri dati personali e la seguente dichiarazione:

«Dichiaro che le opere da me presentate all’iniziativa “Realismo Terminale” sono opere di mia creazione personale e inedite. Sono consapevole che false attestazioni configurano un illecito perseguibile a norma di legge. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003) e la pubblicazione, con cessione gratuita dei diritti d’autore, del testo eventualmente selezionato nell’antologia edita dalla casa editrice “La Vita Felice”».



Confidando in un favorevole accoglimento della proposta, vi aspettiamo!



I curatori


Oggettivismo sostitutivo ovvero Realismo Terminale

A distanza di cinque anni dalla pubblicazione de Il Realismo Terminale di Guido Oldani, sembrerebbe che le questioni poste, anche in ambito poetico, abbiano iniziato a produrre significativi interrogativi, e interlocuzioni di carattere culturale che cominciano ad avere riferimenti anche oltre l’ambito poetico. Le cosiddette “rubriche” di poesia, presenti più o meno quotidianamente sulle pagine culturali dei giornali, hanno avuto modo di occuparsi dell’agile libretto, edito da Mursia, come pure alcune riviste che hanno ritenuto di dover affrontare, o meglio scrivere, dei molteplici profili che la cosiddetta vicenda del “canone” riesce a sollevare.

In questo nostro tempo, la galassia degli oggetti occupa una posizione centrale, pertanto è nei possibili indirizzi poetici che possono essere trovati riferimenti e considerazioni sul tema: Guido Oldani porta alle estreme conseguenze questa possibilità fino a proporla come canone poetico. Anche se mai definita come tale, possiamo arrivare a parlare di poesia terminalista o meglio ancora, per entrare nel solco della nostra tradizione culturale, Terminalismo. Il secolo scorso ci ha dato Decadentismo, Futurismo, Ermetismo, Surrealismo; ora è tempo che le varie e numerose prolusioni sul canone trovino una indicazione adeguata alla nostra contemporaneità e così sembra che il Terminalismo possa assumere la veste di una plausibile soluzione alla questione. E intendiamoci, come ben ci spiega Oldani, l’aggettivo terminale non deve fuorviarci a nessuna significazione di fine, bensì deve far scattare la riflessione sulla riduzione sempre più consistente della distanza tra uomo ed oggetto. Il merito di Oldani è quello di ripensare il proprio compito, disincrostare dalle opacità di sistema la consapevolezza della propria funzione, riproporre ruolo e attività dell’intellettuale esercitando sì la responsabilità della critica, ma soprattutto quella funzionale del poeta pensante.

Nell’attuale organizzazione sociale è venuta meno una chiara struttura della produzione e del ciclo produttivo, la produzione di merci è sostituita dalla produzione di servizi, la fatica del lavoro manuale è quasi totalmente soppiantata dalle macchine, l’alienazione delle operazioni ripetitive è ridottissima. Gli oggetti, soprattutto quelli di consumo, sono fatti altrove da una forza lavoro paurosamente lievitante assimilata all’oggetto “usa e getta”. L’emancipazione delle masse con il lavoro è divenuta asservimento delle masse agli oggetti, perdita di riferimenti sociali strutturanti, mancanza di nessi culturali adeguati. Il lavoro, per come lo conoscevamo derivato dell’industrializzazione, è scomparso: non c’è più se non nei paesi in cui ora sono presenti le condizioni di sviluppo industriale e sociale che l’Europa ha già conosciuto. La crisi del lavoro è crisi sociale, crisi intellettuale e culturale. Questa del Realismo Terminale sembra essere una indicazione di percorso, meglio, di svolta. Di riconsiderazione del punto in cui ci troviamo, l’individuazione di un profilo in cui ci dibattiamo ormai da troppo tempo, un’intuizione attorno alla quale sia stato eseguito un impegnativo lavoro di scarnificazione e lucidatura, che ha iniziato a dare i suoi frutti e che non è affatto concluso, foriero ancora di potenziali iperboli non solo sulla questione del Canone, ma sulla ridefinizione del ruolo dell’intellettuale o sull’inversione della similitudine. Scrivendo del ruolo che incarna, Oldani si sofferma sul poeta metropolitano, privo di senso, cambiato nell’unità di misura ipersproporzionata, “ago in un pagliaio” nell’infinito oggettuale senza più ruolo riconosciuto, idoneo solo ad affrontare il bricolage occasionale del fare, in una urbanità dispersa, trasformata in “pandemia abitativa”.

Rilevando la mutazione antropologica verso l’inurbamento[1], Oldani lancia un appello oracolare affermando che è necessario ridiscutere alla radice l’imbozzolarsi oggettuale nel quale siamo inabissati, accatastati in un’organizzazione urbana che sembra avere una crescita senza limite e risulta particolarmente interessante lo sconfinamento di tale pensiero anche in urbanistica che dovrà impegnarsi - in analogia con quanto già avvenuto nelle megalopoli degli Stati Uniti (p.e. Detroit, diminuita di due terzi della sua popolazione negli ultimi trent’anni, rischia di diventare una città fantasma a causa della fuga degli abitanti dal grande centro a favore di un loro ritorno a dimensioni vivibili più eque e rassicuranti)- a riprogettare la città su dimensioni ridotte, facendole recuperare gli ambiti dismessi e reinventando un riuso di urbanità integrata.

È tempo dunque di tornare all’idea della trasformazione attiva, con atteggiamenti consapevoli personali e radicalmente altri, frutto di una ritrovata coerenza per troppo tempo delegata a soggetti diversi dal personale. È tempo di individuare il proprio filone di impegno trasformativo virtuoso, che assuma funzione di esempio per gli altri, soprattutto per le nuove generazioni abbandonate alla vaghezza inconsistente di una speranza vana. L’idea del Realismo Terminale appare una proposta in tal senso, almeno sotto il profilo dell’esercizio poetico. Non si può evitare di documentare l’epoca che si rinviene e farne poetica, soprattutto se nell’esercizio di critica intellettuale si assume la responsabilità di interpretarne il ruolo e manifestarne la consapevolezza. E qui si rivela una proposta forte da parte di Oldani: se gli oggetti si sostituiscono alla natura, perché non farne oggetto di poesia come lo è stato la natura in passato? Il passo successivo è: tale condizione può divenire “canone di riferimento” a cui rapportare l’azione poetica e il versificare? Accade? Riprendo alcuni passi da testi che ho letto recentemente, in cui è evidente l’utilizzo delle “similitudini rovesciate”: linguaggio proprio del Realismo Terminale che manifesta il sopravvento degli oggetti.


CINZIA MARULLI

Ci vorrebbe un limbo di luce dove racchiudere le emozioni
per tornare ad assaporarle come le merende golose dei bambini

ANNA TOSCANO

La mia testa è come
la mia casa
oggetti sparsi
pensieri in disordine
polvere sotto i tappeti,
anche se qui non passano preti.
*
Amanti sparpagliati come figurine
inanellati come belle statuine

VALENTINA NERI

mentre mi avvolgi
come uno scialle di seta
*
Io e te siamo così
come queste scale


TIZIANA MARINI

Di sera le case diventano belle, una luce le bagna.
Ti stanno addosso come una camicia attillata
[…]
come una sciarpa apro strati di felicità al fresco della guancia.
*
La mano sugli occhi
come un segnalibro.

ALESSIO BRANDOLINI

Giochiamo come trottole impazzite
*
lascia che tronchi e rami
suonino a lungo
come gigantesche grancasse.
*
i pensieri come lame di acciaio

CORRADO BAGNOLI

dolori neri che un giorno
avrebbero trovato, su una lastra, allargata come
un autogrill, un lago nero che si sarebbe
bevuto i polmoni e il respiro
*
cammina diritto come un treno nel mondo
*
rimanere come un chiodo


Non come lui che non sapeva cosa farsene
dei suoi centoventi chili, dove metterli, almeno
per un po’, in pace, prima che tornassero a spostarlo,
come un ingranaggio storto, un bullone
di ruggine nemmeno buono per una vite,
un pezzo senza un filo che lo potesse tenere
insieme a qualcos’altro.


RITA PACILIO

L’hanno tenuta in due come un foglio, un lenzuolo
*
ci sono bestemmie fatte di correnti contrarie
lunghissime vergogne come arsenali


MAURIZIO MATTIUZZA

il cuore ci ritorna vagabondo
come un coriandolo

LINDA ANSALONE

La mano di mio nipote
a spezzare l’aria
come piccola bandiera.

GENNARO DE FALCO

Ma tu non t’illudevi,
i goal di Matthaus ti lasciavano indifferente,
come le lattine nuove di Coca Cola.

ANNA STELLA POLI

pensiero di te freddo come un finestrino
con scarabocchi che non leggo,
rebus che ho smesso di giocare, a sfregio


GIOVANNI TURRA

[…] ha una fitta
l’ingegnere, tornato celibe
da poco, ma leggera,
come la punta inumidita
di un pennello.
*
Un’anima se l’ha
l’ha come un’automobile
la scintilla che l’avvia.

STEFANO GUGLIELMIN

mi prestavi libri
come fossero pistole
*
distilla frasi come coltelli.

ENZA ARMIENTO

minuscoli frammenti di carne
che teneri nelle crepe dei muri
tengono come cemento case in piedi
*
e perché sento dovrei andare
come un oggetto a mettermi in standby
*
le maddalene pazze
come scatole alimentari aperte
gocciolano in strade mute


Si tratta di citazioni esemplificative, ma significative, di come l’oggettivismo sostitutivo si insinua lievemente ma sempre più spesso nella versificazione poetica. Di contro, come risposta all’invasività dell’oggetto, per una sorta di reazione all’azione, altri componimenti e testi poetici rifuggono in un forsennato intimismo che devia nel mimetismo, abbandonando oggetti e quant’altro e rifluendo in una centralità individuale, che sembra essere il solo luogo rifugio dove il disagio dell’esistere si attenua e si fa sopportabile.

L’oscillazione della poetica del quotidiano, tra il dissolvimento del soggetto nell’oggetto e il rifluire del soggetto nell’astrazione metafisico-mimetica, sintetizza i due “corni” della questione Terminalista: campo di battaglia o confortevole rifugio? Al di là della registrazione di fatto, Oldani non parteggia per l’una o per l’altra, né indica la via: nei suoi versi, rinviene e documenta l’epoca dell’oggettivismo diversamente da quanto fa la cultura attuale, che sembra non percepire il presente in essere e la necessità di staccarso dal Novecento.

Nelle sue considerazioni, ancorché aspre e ironiche, lascia aperto il dilemma e la prospettiva. L’interrogativo sul futuro possibile, assimilato metaforicamente a un baco da seta, potrebbe ben essere quello del bozzolo-farfalla oppure quello del bozzolo–sarcofago: la responsabilità ricade su ognuno di noi e, per quanto a quella del Poeta, sembra che la partita si sia aperta con assunzione in proprio di incombenze che hanno travalicato ben oltre la funzione dei versi e sembrano assumere forme di onde sonore in cerca di trombe di Eustachio in grado di recepire e comprendere il suono dell’intellettuale pensante.

Salvatore Contessini

(giugno 2016)

[1] La popolazione urbana del mondo è cresciuta rapidamente da 746 milioni nel 1950 a 3,9 miliardi di 2014 e supererà i sei miliardi entro il 2045.

Dati Aggiornati al: 26-06-2016 16:41:01

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Categoria: Mostre e Cultura

Quando: Venerdì 30-09-2016 alle 23:59
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: La Vita Felice

Indirizzo: via Lazzaro Palazzi, 15 Milano

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento