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" RADA" un film di Alessandro Abba Legnazzi - Un gruppo di ex marinai a riposo: un " imbarco senza ritorno" .....

" RADA"  un film di Alessandro Abba Legnazzi - Un gruppo di ex marinai a riposo: un " imbarco senza ritorno" .....

 

 

" Un gruppo di ex marinai a riposo: un " imbarco senza ritorno" a metà strada tra documentario e finzione"

Casa di riposo per marittimi G. Bettolo, Camogli, provincia di Genova. Una struttura dei primi anni '30, affacciata sul golfo, che ospita chi una volta viaggiava per mare. Giorgio, torso nudo, cappellino da Popeye e molti rimpianti, fa lavoretti di manutenzione e ammaina e ritira la bandiera sulla terrazza, come se vivesse ancora a bordo. Sommergibilista durante la Seconda Guerra, Renzo, 95 anni, non ha ancora perso la voglia di vivere: insieme al molto più giovane compagno di giochi Paolo gioca all'Enalotto sperando nell'ultima botta di una vita piena di rischi ed espe rienze. Primo, detto " il poeta" , passa il tempo componendo e leggendo le proprie odi, indignandosi con l'amico Giacomo per l'insensibilità dei coinquilini. Sandro si dedica all'osservazione delle stelle col suo raffinato telescopio, tenendosi in esercizio con calcoli di distanze astronomiche. Agostino è contento di scendere regolarmente in spiaggia da marzo a novembre, ma se qualcosa lo angustia, come la cattiva regolazione dell'aria condizionata in camera, è pronto a tirare fuori le unghie.
L'idea di partenza di Rada è potente e poetica: familiarizzare con un gruppo di ex marinai e coinvolgerli nella scrittura di un film che contrapponga alle loro vite libere e avventurose la staticità, i limiti di manovra e l'isolamento delle loro giornate da ospiti di una struttura di ricovero che sembra una grande nave in attesa di entrare in porto. Si scoprono caratteri diversi - dal baldanzoso al timido, dall'istruito al proletario - si resta aaffascinati da nomi che evocano mondi esotici (Golfo del Bengala, Canale di Panama, da Capo Horn a Capo Nord). Eppure molto del potenziale umano e narrativo sembra rimanere fuori campo, incastrato nella rete di rapporti tra la troupe e il " cast" ma invisibile allo spettatore, come se quei marinai avessero affascinato i filmmaker al punto tale di sostituirsi a loro al timone del film. Dall'eccezionalità del set naturale e di una categoria professionale così particolare era lecito aspettarsi un'attenzione più profonda, dettagliata alle storie e all'ambiente, mentre qui la regia sembra aver elargito troppo - per non dire ceduto - alle velleità istrioniche di chi è ripreso: è il caso di alcuni imbarazzi malcelati davanti alla macchina da presa (come la sequenza alquanto sciatta dell'inscenamento della morte di Renzo) che il bianco e nero digitale registra implacabile, e che forse un training, o ancora meglio un editing più severo, avrebbe smussato. A meno di non leggere Rada come un'opera a cui, ancora prima di trovare un pubblico, interessi e basti il fatto stesso di essere stata realizzata, avendo come priorità la dimensione sociale di questo «imbarco senza ritorno», essere mockumentary psicologico della terza età. Soggetto curioso per essere sviluppato interamente in chiave fiction, magari come un Amici miei - Atto III tra ex naviganti, Rada coltiva un'ostinata diversità, ponendosi sul crinale tra osservazione dal vero e ricostruzione. In questo caso la miglior definizione resta quella dell'autore: «né documentario né fiction ma un esperimento di cinema condiviso».

Dati Aggiornati al: 07-01-2016 10:33:41

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