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PelicuLatina / 6 film

PelicuLatina / 6 film

 

 

Eccoci al 6° film di questa rassegna sul cinema latinoamericano, PelicuLatina.

Vi aspetto al Rough in via Principe Tommaso 3.
Il film inizierà alle 21.30, ma l'idea è trovarsi prima per fare l'aperitivo in compagnia e fare due chiacchiere, venite numerosi!

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LA STORIA UFFICIALE

Paese di produzione:
Argentina

Anno:
1985

Regia:
Luis Puenzo

Durata:
112 min


Trama:
Buenos Aires, 1983. Alicia, un' insegnante che ha oltrepassato la quarantina, si presenta alla sua nuova classe. Insegna storia, farà rispettare l'ordine e la disciplina. Gli studenti le sembrano ostili, " La storia ufficiale è menzognera" , afferma uno di loro, " perché sono gli assassini che scrivono la storia" . Alicia è sposata con Roberto, un uomo d'affari, e ha una figlia adottiva, Gaby, di cinque anni. I due coniugi frequentano il mondo della borghesia conservatrice nel quale un giorno si ripresenta Ana, una compagna di scuola di Alicia, fuggita dall'Argentina dopo essere stata perseguitata e torturata durante il deposto regime militare. Il drammatico racconto di Ana turba Alicia, rivelandole un mondo che in apparenza le era sconosciuto. La scoperta del dramma dei desaparecidos, nel quale erano stati coinvolti anche dei neonati, fa sorgere nella donna una domanda: " La madre di Gaby era d'accordo sull'adozione?" . Il marito e il confessore non le danno risposte capaci d'appagarla. Alicia vuol ricercare la verità: e parte dall'archivio dell'ospedale dove sarebbe nata la bambina. Qui incontra una militante del movimento delle madri della Plaza de Mayo. Costei la mette in contatto con una donna che potrebbe essere la nonna di Gaby. L'incontro tra le due donne conferma i sospetti di Alicia: la bimba sarebbe stata strappata ai genitori, due desaparecidos. Roberto confuta nervosamente i sospetti della moglie, ma non le rivela dove ha trovato la bimba. Un giorno Alicia porta in casa la presunta nonna di Gaby e sfida l'ira di Roberto. Tra i due coniugi la frattura diventa irreparabile. lI marito non vuole rivangare un passato di gravi compromessi col regime militare.
Alicia abbandona la casa, accettando la solitudine.

Scritto tra il 1982 e il 1983, terminato nell' ottobre ' 84 (alla fine del 1983, intanto, era caduta la dittatura ed era stato insediato il governo democratico in Argentina), doveva uscire nel dicembre ' 84 ma invece si è aspettato fino all' aprile ' 85. Segno che, come dice il regista, " c' era ancora molta resistenza a trattare quei temi" . " Accolto inizialmente in modo tiepido" , continua Puenzo, " il film aveva già terminato il suo ciclo di sfruttamento quando, a maggio del 1985, è stato presentato a Cannes. Il premio alla protagonista Norma Aleandro ma ancora di più il Premio Ecumenico, hanno avuto una grande importanza politica: l' avallo della chiesa ha tolto argomenti all' opposizione interna di destra. Il film ha ripreso a " crescere" e il successo non si è più fermato.
Alla fine del 1985, lo aveva visto un milione di argentini, e dopo l' Oscar nel '86, (Fu il primo film latinoamericano a vincere un 'Oscar per il miglior film straniero'), un altro milione di spettatori. Un fenomeno unico per noi" . " Se n' è parlato molto, dei desaparecidos, in Argentina" , dice Puenzo, ma aggiunge " in un certo senso perfino troppo: molte riviste hanno lucrato sui temi della repressione e del regime militare, arrivando alla fine a un effetto di neutralizzazione. La differenza tra il mio film ed altri di tipo giornalistico, è che i suoi propositi erano di tipo più riflessivo" , ma e'è stata qualche diffidenza verso questo modo " riflessivo" , considerato forse troppo indiretto, di affrontare la tragedia storica e politica dell' Argentina negli anni Settanta; e allora Puenzo spiega: " La politica, per me, è un fatto individuale: in Argentina si pensava in quegli anni che la repressione, le " sparizioni" e la tortura riguardassero soltanto le vittime e i loro torturatori, e non l' insieme della società. A me interessava riflettere su questo: in quale misura ciascuno di noi, nel proprio ruolo - la protagonista nel ruolo di una donna borghese che fa la professoressa - soffriva per questi problemi, quanto ne aveva coscienza. In altre parole il film non tratta solo e tanto il tema dei desaparecidos, quanto i sintomi che quella realtà determinava in tutta la società, in ogni individuo" .

" La Storia ufficiale" è un'opera sulla memoria o, meglio, sulla voluta mancanza di memoria" , spiega. Di fatto questo film è un rimprovero per il passato e anche un monito per l'avvenire. Consapevole o meno, Puenzo va anche oltre gli ampi confini latino-americani: parla della malattia mortale che può colpire una democrazia non partecipata e della condizione delle donne nella polis.
Il soggetto intimista, l'ambiente della media e alta borghesia, la prevalente presenza del mondo femminile indicano bene il proposito del regista: fare un film politico contrabbandandolo da dramma psicologico. In un Paese che non ha voluto sapere e non vuol ricordare (" En el Pais del No-meacuerdo" , canta nel film Maria Elene Walsh).
Grazie a Puenzo, è più difficile oggi in Argentina pensare che la scomparsa di 30mila persone sia un caso privato, che riguarda solo le vittime
e i persecutori.
Il monito del film non si rivolge solo alle società che vivono sotto le dittature: disagio e fuga sono anche caratteristiche delle democrazie che vivono nel sonno e nell'apatia. Il regista indica a tutti, a partire dalla storia di Alicia, i pericoli di cui la gente comune, che sceglie l'ignoranza e la passività, finisce per essere vittima. " La maggior parte di noi argentini ha creduto di non essere vittima o carnefice. Adesso abbiamo scoperto di essere stati entrambi" , confessa il regista. Il non sapere accomuna colpevoli e vittime, anzi degrada le vittime a colpevoli. Puenzo, pur amando la storia privata al limiti
del melodramma, ci fa intravvedere il sotterraneo groviglio di complicità, connivenze, ricatti intessuti dal mondo degli affari e dalla dittatura militare
al suo servizio.
Di quest'ambigua complicità del silenzio, la sceneggiatura, firmata con il regista da Aida Bortnik, è un modello: di tutti i personaggi vengono fornite le ragioni, indicati i capi d'accusa e di difesa perché il giudizio dello spettatore sia un giudizio complesso e, pertanto, più vero. Alicia accetta la " storia ufficiale" , vive in un equilibrio delicato, dove non si dice ciò che si pensa e non si pensa " ciò che è bene non pensare" .
Ma inesorabilmente è gettata sul cammino della presa di coscienza. Non perché sia un'intellettuale, ma perché comincia a temere che la " sua" Gaby sia la figlia di una desaparecida. Alicia sembra avere le dimensioni di un personaggio della tragedia greca: un giorno guarda e " vede" . Dopo quel giorno, come Edipo, non potrà più sopportare di non conoscere la verità, anche se questa conoscenza significa la perdita del paradiso. Andrà fino al bordo dell'abisso pur di accedere alla conoscenza. Raggiungerà la meta, ma non avrà alcuna consolazione: l'attraversamento di tanti orrori non l'ammette. Perderà il suo uomo; non avrà la bambina. Roberto, il marito, viene smascherato nella sua veste di protagonista - complice - spettatore di misfatti. Attraverso questo personaggio, visto nella sua dimensione domestica, ma anche lavorativa e mondana, Puenzo getta uno sguardo sulla " patria finanziaria" di cui parlavano i generali golpisti. Sufficiente a far capire che i militari agirono in Argentina come un esercito d'occupazione a servizio di un progetto economico che dovette fare ricorso, tra le altre, a una nuova figura giuridica a mezza via tra la vita e la morte: quella del desaparecido. Mentre l'eroe hitleriano era il superuomo di Nietzsche, quello di Pol Pot un'avanguardia rivoluzionarla allucinata, l'eroe della dittatura argentina è un piccolo uomo ansioso di iscriversi nel mondo dei " vincenti" . In questa requisitoria contro la dittatura militare, Puenzo sta ben attento a non introdurre uomini in divisa, suggerendoci implicitamente che i militari non erano che intermediari operativi tra carnefici e vittime. Roberto non pagherà le sue colpe perché la storia ufficiale non dà prove, perché, come dice a scuola uno studente, " è scritta dagli assassini" . Dovrà tuttavia un giorno spiegare a Gaby la sua origine oscura: la parola sarà, ancora una volta, menzogna, cioè " storia ufficiale" .

Nel personaggio di Alicia, straordinariamente interpretato da Norma Aleandro, e negli altri mai casuali personaggi femminili, Puenzo sembra condurre anche una rilevazione sociologica sulla estraneità delle donne dalla politica, sulla loro scelta di non voler sapere, sull'esproprio di conoscenza di cui sono vittime. Dalle loro " case di bambole" sono uscite Ana, l'amica torturata, per aver sofferto nelle viscere, e le madri della Plaza de Mayo per un eccesso di dolore. Diventeranno comuni cittadine di un Paese dove l'orrore s'impone anche a chi pretende d'ignorarlo. Uscirà anche Alicia, dalla sua " casa di bambola" , ma quando tutto sarà perduto. Questa presa di coscienza non necessita, come troppe volte al cinema, di motivazioni sentimentali. Un collega rivela alla protagonista, già caduta nella spirale della conoscenza, la possibilità di essere ancora una donna desiderabile, ma il regista resta ben attento a non oltrepassare questa soglia. Non offre pretesto per dire che l'ideologia entra nel letto della protagonista. Questa Alicia timida, quasi assente, attenta a non deragliare dai binari della più banale quotidianità, si apre all'avventura e vive la sua condizione umana. Divenuta, alla fine, protagonista di una storia " non ufficiale" , scoprirà che il tentativo di rifugiarsi nell'individualismo equivale a portare con sé, nel proprio rifugio, una parte della tragedia di tutti.

Dati Aggiornati al: 19-05-2013 14:50:26

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Lunedì 20-05-2013 alle 21:30
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Rough

Indirizzo: via Principe Tommaso 3 Torino

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento