Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l'ignoranza. Socrate

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mi sono ROTTO! ora si cambia…. solo show di Diego Dutto

mi sono ROTTO! ora si cambia…. solo show di Diego Dutto

 

 

<<Mi sono rotto>>

<<Non aggiungere nulla, non essere volgare…>>

<<Ho molto da aggiungere invece, proprio perché mi sono rotto…>>

<<Questo è un testo serio, la critica ad una mostra che ti vede protagonista…e tu che fai? Ti metti a fare polemica…cosa credi sia l’arte oggi? Son finiti “quei” tempi… E se qualcuno si accorgesse di quello che pensi?>>

<<Ma quale polemica e polemica padre, il doppio senso è un mero gioco di parole. Io mi sono rotto, nel senso letterale del termine e proprio da questo comincia la mia nuova vita, il mio reale significato. Questo è il vero punto di partenza critico per lo spettatore…>>

Dialogo immaginario fra l’autore, Diego Dutto e una delle sue opere…


Memento vitae

di Viviana Siviero


L’Universo è sconfinato. Pieno zeppo di cose meravigliose ed orribili fatte dall’Uomo, da Madre Natura e dal Caso.
Continuamente.
Le peggiori però sono quelle inutili. Inutili ovviamente dalla nostra prospettiva ego-antropocentrica. L’arte, in tutto ciò, si colloca in una magnifica bolla a se stante: ha il potere grandioso di rendere necessarie visioni personali, che divengono più o meno universali in base alla sensibilità creativa dell’artista. Demiurgo magico, che permette a qualunque cosa di ESSERE, tanto un semplice tratto di lapis, quanto un elaborato oggetto che per qualche motivo è stato spogliato del ruolo per cui era stato originariamente creato. Proprio qui risiede il genio dell’arte, la sua magia, nello spazio-tempo in cui è chiamata ad agire, in quell’universo parallelo che cavalca la falsariga della storia, i suoi problemi, i suoi orrori le sue meraviglie. Arte, che trova sempre la bolla entro cui sopravvivere, a partire dai graffiti preistorici per giungere ai giorni nostri attraverso la rivoluzione epocale delle avanguardie storiche. Meglio del più robusto fra gli scarafaggi, l’arte è la più adattabile fra le creature partorite dall’evoluzione e lo stesso Darwin ne sarebbe orgoglioso… Sempre più a suo agio nel caos della ricerca che nell’ordine degli obiettivi raggiunti, è sempre stato difficile capirla perfettamente nel presente: per questo ogni artista sa che la strada migliore per creare l’opera d’arte perfetta, sia quella basata sul binomio sincerità- necessità: porsi in dialogo con un pensiero e lasciare che sia esso stesso a guidare la mano al compimento finale dell’opera.
Ai posteri l’ardua sentenza. E – come è noto dall’esperienza - non è neppure detto che il mercato sia fra quei “posteri”… Così è incantevole quando ci troviamo in prossimità di un gruppo di opere curiose, che catturano il nostro colpo d’occhio chiedendo allo spettatore di non fermarsi al primo sguardo, di vedere oltre, per cercare di capire quale sia il messaggio. Stiamo parlando dell’ultima produzione di Diego Dutto, artista che ha fatto della precisione realizzativa e poetica il punto nodale della propria evoluzione artistica. Le sue opere, da sempre, non lasciano margini di sbavatura: il suo modo di produrre è netto, un perfetto connubio tra forza e determinazione che si mescola perfettamente a riferimenti poetici precisi e ben ancorati alla realtà. Nessun inutile volo pindarico, nessuna citazione fine a se stessa o riferimento retorico. Dutto ha sempre prediletto materiale difficili, che era necessario lavorare con macchinari industriali: sculture lisce e lucidissime, che in nessun modo potevano far scivolare il discorso nei confini dell’artigianato. Questa volta è così solo in parte, ma il risultato formale non cambia. Questa volta l’immaginario dell’artista si affaccia su di un mondo altro, quello del design, così lontano, così vicino a quello dell’arte. Quelli di Dutto son sempre stati grandi oggetti, non ilari ma affettivi; sculture nitide, dalla bellezza struggente, in cui la nota principale era la perfetta individuazione dei confini. Per questo il matrimonio col design era una tappa attesa, perché troppo ghiotte, agli occhi dell’artista, le forme degli oggetti che in quell’universo trovano il loro compimento, anche solo di bellezza. Un incontro felice e naturale che sembrava annunciato dal destino. Un connubio che gioca sul ricordo dell’impiego per cui quel singolo, magnifico ed originale pezzo era stato creato. Pezzi unici, multipli a tiratura più o meno grande, che il singolo microscopico difetto rendeva completamente inutili anche se la funzione per cui erano stati creati poteva essere assolta…
Ecco che su questo punto, creando una fitta rete poetica di rimandi diretti ed immediati ha deciso l’intervento dell’artista: il pezzo imperfetto, che si è in qualche modo ROTTO, viene recuperato ed inglobato, a partire dalla dietrologia di un termine che usualmente si riferisce ad esso, in una fitta maglia poetica che gli restituisce rispetto. Sono le assonanze dialettiche a far scattare in Dutto la scintilla che porta all’idea compiuta e il memento mori a cui l’opera era destinata in quanto sottomessa alle regole del design si trasforma in un inno alla vita: il ricordo della funzione originaria diviene parte integrante della poetica e l’opera crea un vero e proprio transfert fra universi paralleli. Le inclusioni originali scaturite dall’animo dell’artista traghettano il pezzo nell’universo dell’arte sovvertendo immediatamente le regole che un attimo prima erano condanna; il pezzo unico, reso tale dall’imperfezione risorge come una fenice un attimo prima di diventare cenere. Allo stesso tempo, traslando il discorso l’opera si fa metafora di speranza per chiunque abbia la forza di rialzarsi e trasformarsi in qualcosa di ancor più bello, perché irripetibile. Un’operazione che agendo su un oggetto che riconquista un valore nuovo, fa riflettere anche sull’arte e sul proprio potere. Un potere veicolato dalla sensibilità, dal gusto ma soprattutto dall’intelligenza neuronale, ma soprattutto emotiva, perché parla direttamente all’inconscio con la libertà che contraddistingue il suo universo dal momento della nascita. Il ricordo resta al centro della riflessione, semplicemente manifesto, come uno spettro in un vecchio castello, un nucleo di energia che riporta ad una funzione in maniera sfocata; il difetto viene mascherato senza che questo sia il fine, ma una semplice conseguenza della nuova fisionomia: lo scompenso diventa origine come fosse un vero e proprio utero, giovane ed elastico. Ciò che se ne deduce è un ciclo giocoso ed allegro, che sconfina volutamente nel pop, perché è proprio il centro della tragedia che necessita di una sdrammatizzazione se si vuole avere la forza di ricostruirsi. Dal punto di vista formale, la volontà di Dutto è tesa ad usare la forte potenzialità di questi oggetti “difettosi” ed onesti, affinché raccontino una storia tridimensionale nel mondo reale, attraverso ciò che avrebbero dovuto essere ma non hanno potuto. La loro bellezza resta intatta, così come il loro equilibrio e la carica innovativa che il tempo non può scalfire, vista la loro naturale propensione a divenire icone. Ciò che si vede alla fine è un colpo d’occhio per nulla malinconico, nessun rimpianto per ciò che non è stato, piuttosto pieno entusiasmo per una nuova vita che riserverà sorprese impensate, perché è proprio questo il messaggio insito nel gesto generativo dell’artista: se dalla rottura può nascere una esistenza completamente nuova le prospettive cambiano; da qualunque frantumazione futura potrà esserci – per sempre – un nuovo inizio ed ogni angolo buio del tempo potrà celare splendide sorprese e non un semplice destino documentale e statico che releghi l’oggetto ad essere il ricordo di se stesso. Le opere di Diego Dutto non sono solo belle e neppure solo intelligenti. Sono semplicemente ARTE anche per chi non avrà voglia di leggere né di capire di cosa si tratta. Saranno un sorriso sereno per chi le sfiorerà con lo sguardo senza alcuna voglia di pensare se non al perché di quel sorriso….ed alla frase che magicamente rimbomberà nel sé: ricordati che devi…vivere!




via Maria Vittoria 19 – Torino
011 8123083 – turin-gallery.com
mar-sab 10:00-13 e 15:30-19:30

Dati Aggiornati al: 08-11-2014 08:29:59

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Categoria: Mostre e Cultura

Quando: Sabato 08-11-2014 alle 18:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Turin Gallery

Indirizzo: Via Maria Vittoria 6 - Via Maria Vittoria 19 Torino

Prezzo: --

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