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15 Maggio: La Nakba

15 Maggio: La Nakba

 

 

15 Maggio: La Nakba
Domani lunedì 15 maggio dalle ore 18:00 alle ore 20:00
ChiAmaMilano
via Laghetto 2, Milano
Incontro con Simone Sibilio e Christian Elia
Digressioni a partire dalla pubblicazione “Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinese”

che prende in esame una selezione di opere letterarie palestinesi connesse al ricordo traumatico dell’espulsione di massa del 1948, indagandone in una prospettiva interdisciplinare le diverse modalità di configurazione e rappresentazione. La poesia riporta in vita tracce e luoghi cancellati dalla storia e dalle mappe geografiche. Interrogando il senso di ‘dislocazione’ derivato da quella frattura, esprime l’ineludibile tensione tra memoria e oblio, presenza e assenza. Le opere in prosa di Kanafani, Natur, Habibi e Darwish vengono esplorate come potenziali serbatoi di contro-memorie della catastrofe del 1948. La memoria è agency volta a ristabilire un legame positivo con il proprio passato a rischio di oblio, è un atto di resistenza alle atrocità del presente.
https://www.facebook.com/events/643370492526155/
La memoria letteraria della Nakba palestinese
Se il trauma fondatore per gli ebrei israeliani è la Shoah, per i palestinesi è la Nakba...un doloroso spartiacque, una ferita insanabile inscritta nel corpo di una vasta umanità
dall'introduzione di Simone Sibilio:
Roma, 8 giugno 2013, Nena News - " Il sabato che avevo scelto era l'undici dicembre del 1948, proprio quell'anno della malora. Non dimenticherò mai questa data che sarebbe poi diventata la data storica della mia vita. Per me tutto è successo o prima o dopo quella data."

Questa tragicomica battuta di Said, picaresco protagonista di uno dei più celebri romanzi della letteratura araba contemporanea " Le straordinarie avventure di Felice Sventura il Pessottimista" (1974) di Emil Habibi (1922-1996), racchiude mirabilmente l'essenza di questo lavoro: essa condensa in poche righe le premesse e le conclusioni, o se vogliamo l'inizio e la fine di questo viaggio letterario nei meandri della memoria collettiva dei palestinesi. Una memoria saldamente ancorata ad un data controversa, il 1948, 'data storica della vita' non soltanto di Said, bensì di un'intera popolazione. Perché se il 1948 per il popolo ebraico è data eroica e trionfale, in cui si celebra " l'Indipendenza" raggiunta con la creazione di una propria entità nazionale, per il popolo palestinese rappresenta la Nakba, ossia il ricordo dell'espulsione di massa dalla propria terra e l'inizio di un tormento senza fine.

Quel paradigmatico frammento narrativo introduce alcuni degli assi portanti di questo studio letterario concepito, da un punto di vista metodologico, in un'ottica transdisciplinare: il ripetersi ossessivo di quella data evocata, che costituisce una cesura nel rapporto del palestinese con la propria storia ed un trauma collettivo con cui ancora oggi fare i conti, la perennità della sua memoria, la necessità del medium artistico e letterario di rielaborarla e tenerla viva con il fine prioritario di legittimarla, oltre che per sé stesso, agli occhi l'opinione pubblica mondiale, e di affermarla contro la minaccia dell'oblio.

E ciò perché il ricordo di questo evento cardine della storia palestinese è ancora oggi al centro di una disputa non solo storiografica, ma anche politica, istituzionale, culturale e filosofica, che si traduce concretamente in una battaglia simbolica tra pratiche e atti di recupero e riviviscenza di esperienze e di vissuti da una parte e politiche di negazione e di oblio dall'altra.

La questione del riconoscimento della Nakba è un nodo centrale del conflitto israelo-palestinese....La messa in atto, sempre più consistente negli ultimi anni da parte delle autorità israeliane, di pratiche di soppressione sistematica dei segni del passato palestinese e di meccanismi di produzione dell'oblio, non lascia intravedere spiragli di ottimismo...

...L'attuale legge impedisce di fatto alla minoranza dei palestinesi di Israele di congiungersi pubblicamente nel ricordo di un evento luttuoso che possa 'guastare la festa' nazionale e offendere il sentimento collettivo della popolazione ebraica. Ma dietro a questa giustificazione ufficiale - alquanto naif - si cela un preciso disegno, da cui emergono evidenti sintomi di una allarmante deriva etnocratica dello Stato d'Israele, volto alla cancellazione della storia e della cultura dell'" altro" .

Oggi il conflitto israelo-palestinese si disputa anche sul terreno politico e sociale della memoria e il suo destino è quanto mai legato al riconoscimento del passato di sofferenza dell''altro'. È questa considerazione che mi ha spinto ad indagare la produzione culturale palestinese legata al ricordo traumatico della Nakba, come forma di recupero e in termini di apporto di un sapere altro - filtrato dal racconto di esperienze individuali e collettive - a una narrazione storica controversa e che ancora oggi presenta zone d'ombra.

La lotta dei palestinesi per il riconoscimento del loro dramma oltre che attraverso la complessa ricerca storica, si è espressa anche attraverso la costante articolazione della memoria culturale. La memoria costituisce un topos in ogni manifestazione culturale, scritta ed orale, nella letteratura e nel teatro, ma anche nelle arti figurative e nel cinema palestinese contemporaneo, espressioni artistiche che testimoniano l'affannoso tentativo di rielaborazione e l'urgenza di rappresentazione del passato....

Essa viene sovente utilizzata in soccorso al patrimonio culturale seppellito da lunghi decenni di devastazioni, annientato dalle pratiche di guerra, e per l'affermazione della propria narrazione storica e dell'identità minacciata. L'arte diviene un poderoso strumento per il recupero di un passato delegittimato e annebbiato da una rappresentazione egemone, di una verità storica imbavagliata e per una rivendicazione di resistenza al memoricidio perpetrato da Israele sin dalla sua creazione...

...L'idea di occuparsi della memoria della Nakba attraverso la lente di ingrandimento del medium artistico nasce proprio dalla convinzione che il riconoscimento di quel controverso passato è un passo cruciale per il destino di entrambi i popoli. L'ammissione dei mali e dei crimini perpetrati al popolo palestinese con la creazione dello Stato di Israele, come concordano tanto gli storici arabi che gran parte dei nuovi storici israeliani, è un prerequisito essenziale per il raggiungimento di una equa soluzione del conflitto.

Tuttavia la posta in gioco è alta. Riconoscere la Nakba significherebbe riconoscere la deportazione e la pulizia etnica subita da centinaia di migliaia di palestinesi. Significherebbe riconoscere inoltre le responsabilità del dramma di migliaia di rifugiati - molti dei quali ancora oggi versano in condizioni deplorevoli - e il loro diritto al ritorno.

La catastrofe della Palestina è stata emarginata dalla storia mondiale del '900; la sua verità è stata oscurata a livello politico e mediatico dall'atroce ricordo indelebile delle persecuzioni subìte in Europa dagli ebrei.

Questa constatazione non intende sminuire la portata abnorme della Shoah tanto meno accostare o porre sullo stesso piano le due differenti tragedie. Però occorre riflettere sul significato del conflitto in termini di contesa tra memorie, e sull'uso strumentale che la narrazione sionista ha fatto - e quella istituzionale israeliana ancora fa - della memoria della Shoah per fini politico-ideologici...

...Se il trauma fondatore per gli ebrei israeliani è la Shoah, per i palestinesi è la Nakba. Essa sancisce l'inizio di una nuova fase storica, un doloroso spartiacque, una ferita insanabile inscritta nel corpo di una vasta umanità.
Simone Sibilio, Nakba la memoria letteraria della catastrofe palestinese, Edizioni Q

Simone Sibilio
http://www.giornataonu.it/?p=1252
È assegnista di ricerca e docente di letteratura araba presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Insegna inoltre lingua e cultura araba presso la IULM di Milano. Impegnato da anni sul tema della memoria della Nakba nella produzione culturale palestinese, si occupa prevalentemente di letteratura, cinema e media arabi. Autore di saggi di critica letteraria, ha tradotto diversi poeti arabi contemporanei.

Christian Elia
Condirettore di Qcode Magazine (http://www.qcodemag.it/) e autore con Cecilia Dalla Negra di Walking The Line, un progetto documentaristico, in corso di realizzazione, che ruota attorno alla memoria della pulizia etnica avvenuta nel 1967 (Naksa) in tre villaggi nella zona di Latrun. I 50 anni dell'occupazione, raccontati con storie raccolte lungo la Linea Verde, tra passato e presente.

Da martedì 16 maggio e ogni martedì successivo
consigliamo di seguire lo Spinoff dell'
Al Ard Film Festival
a Milano con questi appuntamenti fino al 6 giugno:

https://www.facebook.com/events/286708271770703/
https://www.facebook.com/events/1191985480924119/
https://www.facebook.com/events/1032022033597635/
https://www.facebook.com/events/1693901517568901/


Dati Aggiornati al: 14-05-2017 18:46:00

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Consultare sempre il sito web di riferimento.

 



Categoria: Mostre e Cultura

Quando: Lunedì 15-05-2017 alle 18:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: ChiAmaMilano

Indirizzo: via laghetto, 2 Milano

Prezzo: Gratis

Link: Sito Web dell'evento