La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca (Martin Heidegger)

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Monologhi poetici - Tra Teatro e Poesia

Monologhi poetici - Tra Teatro e Poesia

 

 

Condotto da Marco Oliva e Gaia Barbieri

Venerdì 08 maggio dalle 20:00 alle 23:00 e Sabato 09 maggio dalle 14:00 alle 19:00

Il Laboratorio Espressivo si rivolge ad attori, studenti attori desiderosi di sperimentarsi, appassionati o incuriositi dalla parola poetica.
Avrà una durata complessiva di 8 ore e sarà articolato in diverse fasi di lavoro, alcune orientate alla scrittura poetica, altre all'espressione teatrale.
In nessuna di queste fasi intenderemo la scrittura poetica come composizione in versi o in rima, o come testo regolato da precise regole formali, né concepiremo l'espressione teatrale come spettacolo in vista di un pubblico da soddisfare.
Entrambe queste arti saranno per noi territori di esplorazione pratica, centrata sul nostro particolare, irripetibile bisogno espressivo.
Il laboratorio avrà una doppia conduzione: Gaia Barbieri ci accompagnerà nei momenti di “tessitura” del testo, mentre Marco Oliva ci guiderà nelle fasi di “messa in scena”.
Partiremo dalla ricerca di un'aderenza alla nostra verità, e in particolare al nostro personale bisogno di raccontare, andremo a scovare le nostre intuizioni più urgenti, corporee, quelle che più desideriamo agire. Forse ci troveremo a partire da un silenzio, da una domanda senza risposta, da una mancanza di parole... Ci scopriremo in difficoltà e sprovvisti di strumenti appropriati. Il bisogno di raccontare non parte mai da pensieri chiari e distinti. Da un magma, piuttosto.
Poi, lasceremo che questa vibrante esigenza espressiva ci trasformi.
Ci saranno, in punti diversi dello spazio, dei costumi. Tanti oggetti. Oggetti quotidiani, come tazze, pettini, orologi, sigarette, ma anche penne, matite, fogli, pennelli... Tanto materiale, tanto nutrimento per l'immaginazione e l’espressione. Potremo cercare liberamente, intuitivamente, i nostri “panni”, tra quelli possibili. Non pensando razionalmente ad un personaggio, ma in base alla nostra necessità di dire. Cambieremo il nostro corpo, il nostro modo di muoverci, il nostro ritmo, cambieremo sesso, se servirà.
Trasformarsi per liberarsi, per aprirsi possibilità in genere escluse dalla propria realtà biologica e biografica. Il “personaggio” andrà inteso come un punto di vista - un punto di vita – più vasto del nostro, un raggrumarsi delle parole in un corpo.
Perciò, lasceremo spazio alla voce - alla parola, al canto - di questa “persona”, ci vestiremo dei suoi costumi e le permetteremo di dire liberamente la sua verità.
Sarà fondamentale, in questa fase, il lavoro di immaginazione, tramite il quale scopriremo il contesto, la realtà del personaggio. I dettagli si preciseranno: ci sarà qualcosa di specifico da dire a qualcuno di specifico in un modo specifico per un motivo specifico. Faremo esperienza, realmente, di un bisogno di raccontare che diventerà questione di vita o di morte.
In questo contesto, la scrittura non sarà esercizio astratto, ma, più che mai, gesto “pratico”: scrivo quello che voglio dire, le parole che nascono intuitivamente, nel modo più immediato.
Per scrivere il nostro testo avremo bisogno di fare delle esperienze. Poesia e teatro si confonderanno, risuoneranno l'una nel territorio dell'altro.
In una fase conclusiva del lavoro, ogni partecipante avrà la possibilità di dire quello che ha scritto al destinatario delle sue parole. Ognuno farà esperienza diretta di questo “raccontare” che non potrà più essere rimandato. Le parole avranno bisogno di gesti, di spazio, di materia. Le parole cambieranno le cose, nell'atto del convivere “monologhi poetici”.


Che cosa ho bisogno di raccontare?

Una cosa che ho fatto, che ho scoperto, un mio sogno, un mio tentativo, un mio fallimento,
Un segreto.
Una ferita o uno slancio vitale.
Il bisogno di raccontare implica la necessità di dare respiro, carne e sangue alle proprie idee, alle proprie intuizioni, all'immaginario da cui si è abitati o che si vorrebbe abitare.
Le parole cambiano il mondo? Sì, a volte sì.
Quando si racconta davvero, quando si racconta il “vero”, quando si compie il difficile movimento che va dal raggomitolarsi intorno al proprio cuore all'allargare le braccia, in un generoso includere. Le parole cambiano il mondo quando si curano che chi le ascolta le possa com-prendere, più che capire, in modo che possa farsi a sua volta parlante, e cambiatore di mondi. Le parole sono azioni.
E noi passiamo la nostra vita a “parlare”, a “comunicare” , a “condividere”, a darci torto o ragione. Ma è ben angusto, lo spazio-tempo di un tweet. Ed è ben vago, su Facebook, “condividere” con tutti. Rischia di essere uguale a dividere, ognuno per conto suo, a convivere con nessuno.
Non ho intenzione di farmi ridurre ad un essere cinguettante. Io voglio dire.
A teatro, si dice. A teatro, il dire è condivisione e convivenza.
Come in poesia.
A teatro e in poesia, la parola viene aperta, mostrata, messa a disposizione di chi vuole ascoltarla. A teatro e in poesia, la parola prende vita: ogni termine ha valore, ha un peso insostituibile, perché cade in uno spazio (fisico ed emotivo) che reagisce immediatamente a quanto si dice. Non esiste il dire tanto per dire, in queste arti. La parola umana si manifesta pienamente come atto, incide la realtà, fa cambiare il corso degli eventi, trasforma chi la pronuncia e chi la riceve. A teatro e in poesia, il detto e il non-detto si completano e si potenziano a vicenda, l'uno risuona nell'altro, i silenzi e gli a-capo non sono pause, né spazi vuoti. Non esistono parole vuote. Il dire è un posto accogliente, una proposta di trasformazione dell'esistente.
Ecco perché oscilleremo tra teatro e poesia, partendo da una domanda – LA domanda, forse, quando si tratta di necessità espressiva: cos'ho bisogno di raccontare ad ogni costo? Qual è il punto, qual è la questione di vita o di morte? Quali sono le parole che cambierebbero tutto?
Ci prenderemo due giorni per scoprirlo. Andremo alla ricerca della nostra necessità espressiva e le daremo parole, le daremo voce. Queste parole saranno “poetiche”, e questa voce “teatrale”, ma non in senso tecnico, o formale. Parole poetiche perché liberate, svincolate dall'analisi e dalla logica, scombinate, disarticolate, vicine al flusso di pensieri ed emozioni che ci costituisce come esseri umani, che di continuo ci forma e ci trasforma. Voce teatrale perché aperta all'ascolto, disponibile a lasciare una traccia e cogliere suggestioni, ad accogliere in sé le impronte di altre voci.
In questo gioco tra due arti, ci troveremo a dare vita ad un personaggio, a scrivere le sue parole, ma ogni apparente allontanamento, ogni trasformazione della nostra realtà più immediata in un'altra sarà necessaria per trovare l'accordo più vicino al nostro cuore.

Costo: 50,00 euro (per gli studenti del Centro Studio 30,00 euro)

Per maggiori informazioni scrivere a info@oltreunpo.it

Dati Aggiornati al: 25-04-2015 08:42:28

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Venerdì 08-05-2015 alle 20:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Centro Studio Oltreunpo' Teatro

Indirizzo: -- Milano

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento