Il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere cosa farne. Romano Battaglia

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20 giugno NoExpoPride!

20 giugno NoExpoPride!

 

 

CORTEO NOEXPOPRIDE
20 GIUGNO - MILANO

NE' NORMALI NE' SFRUTTATE
SIAMO LIBERE E AUTODETERMINATE

ore 15:30 Concentramento in Piazza Duca D'Aosta

ore 16:00 partenza del corteo

ore 18:00 arrivo al Parco Martesana (Anfiteatro Martesana)

ore 18:30 Porn Game. Partita di calcio non competitiva queer, antirazzista e anticapitalista.
https://www.facebook.com/events/1407267162934807/

ore 20:00 cena vegan con Fuori Mercato e Genuino Clandestino
https://www.facebook.com/spaziofuorimercato?fref=ts
https://www.facebook.com/GenuinoClandestino?fref=ts

dalle 21:00 sul palco interventi, letture performance e dj set


con noi ci saranno:

Logik Haze (Treeboot dissidence)
Goghi&Goghi
Olga Frasca (Collettivo musicale le Autoreggenti)
BNC
Dj Petroits
Dj Togi
Trash Block
Dj Menea
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Banda degli Ottoni
Clown Army
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Slavina
Cristina Bugatty


Dal pomeriggio a notte: stand politici e informativi, area bar, spazio bimbe/i e area dragging.

Rete NoExpoPride
Lesbiche, Froce, Queer contro Expo2015

http://noexpopride.noblogs.org/
https://www.facebook.com/pages/NoExpo-Pride/635191053253795

aderiscono:
Collettivo femminista lgbit*q Le Lucciole (Milano), Collettivo Universitario Bicocca (Milano), Collettivo femminista queer Ambrosia (Milano), Collettivo antisessista falce e mirtillo (Monza) , Collettivo Shora (Milano), Arcilesbica Zami Milano Pagina Attiva, CDM-Associazione Lesbica (Milano), Lesbiche Fuori Salone (Milano), Comitato No Expo, Degender Communia( Roma) , Cagne Sciolte (roma) Sguardi sui generis (Torino) , Laboratorio Lab Smaschieramenti (bologna), Ri-Make, csa Pacì Paciana (Bergamo), FuxiaBlock (Padova), Giovani Comuniste/i nazionale, Variabile Indipendente (Milano), c.s.a ZAM (Milano), CSOA Lambretta, C.A.S.C Lambrate, Communia Network, Rompiamo il Silenzio (Bergamo), Kascina (Bergamo), The Colors Of True Love (Milano), Mille&unavoce (Cinisello Balsamo, Mi), Circolo Anarchico Giuseppe Pinelli, Ponte Della Ghisolfa Milano, Bergamo contro l'omofobia (Bergamo), Unione degli Studenti Lombardia, KAS - Kollettivo Anarchico Antisessista (Parma), Collettivo femminista Frida (Bologna), Macao (Milano), Purple Planet- Pianeta Viola, Associazione Culturale Lesbica separatista (Brescia), Federazione Anarchica Milanese - F.A.I. ( Viale Monza, 255), Liberazioni - rivista di critica antispecista, Oltre la specie - associazione animalista e antispecista, Unione Sindacale Italiana / A.I.T, settore educazione, Maurice glbtq (Torino).



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DOCUMENTO POLITICO DEL NO EXPOPRIDE DEL 20 GIUGNO 2015

Siamo collettivi, singole, frocie, lesbiche, trans*, migranti che lottano contro le politiche che rendono ogni giorno le nostre vite sempre più precarie, contro le riforme che pretendono di incasellare i nostri desideri e le nostre esistenze. Quest'anno l'organizzazione milanese del Pride ufficiale ha cercato una maggiore visibilità attraverso Expo2015, per questo come collettivi e singol* femminist* e lgbtiq, abbiamo deciso di costruire una nostra giornata di mobilitazione: il NoExpo Pride.
Ci siamo incontrat* a dicembre 2014 a Milano e di nuovo a marzo 2015 a Roma e abbiamo attraversato la May Day del 1 maggio, portando avanti una critica lesbica, femminista e frocia al progetto di Expo2015.

Expo2015 è un progetto fondato sullo sfruttamento del lavoro, sottopagato, precario o volontario; il nuovo modello di sfruttamento consolidato dal Expo diventerà la norma dopo i sei mesi dell’esposizione. Expo è un gigante di cemento che devasta intere aree extraurbane; una passerella di multinazionali, aziende e Stati imperialisti e neo-colonialisti che propongono un modello di sfruttamento, devastazione e ricatto dei territori e delle esistenze. Basti pensare alla centralità di sponsor come Monsanto, Coca-Cola, Nestle e Mc Donald’s . non ci bastano un ecologismo e la solidarietà di facciata verso le persone gltqi per dimenticare che nel padiglione dedicato ad Israele saranno presentate le “eccellenze” israeliane nell’agricoltura e nella gestione dell’acqua, senza fare riferimento al regime di apartheid che Israele impone sulla popolazione palestinese. Expo diventa anche una vetrina per il pinkwashing e l’omonazionalismo degli Stati Uniti che il 20 giugno, davanti al loro padiglione, organizzeranno una festa gay sfruttando una pretestuosa difesa dei diritti per nascondere le loro politiche imperialiste.

l’Expo diventa, così, una vetrina per la propaganda israeliana e per il pinkwashing, che serve a coprire le atrocità dello stato di Israele sotto la facciata del paradiso turistico gay.

Tutto questo avviene a Milano, una città trasformata dai progetti di speculazione e dalle imponenti opere costruite in vista del grande evento: metri cubi di cemento che hanno richiesto sgomberi, sfratti, demolizioni, retate ed espulsioni, per escludere dai quartieri destinati ad Expo tutti i soggetti che non erano “presentabili” e “attraenti tra cui rom, migranti, sex worker e senza tetto. Allo stesso tempo alcuni di questi soggetti sono funzionali alla macchina economica di Expo: i migranti lavorano in nero, rischiando e perdendo la vita nei cantieri e i/le sex worker soddisferanno una fetta enorme del turismo che si muove verso milano.
Un esempio è l’azione di 'ripulitura' dalla microcriminalità del centro città, come via Sammartini, mettendo in atto politiche securitarie e di controllo, per poi colorarle di rainbow: telecamere, chiusura del traffico e militarizzazione permanente vorrebbero permettere al turismo omosessuale di Expo di trovare in quella via un ghetto protetto in cui spendere e spandere. Con l’intento – dichiarato – di puntare a incrementare le cifre del turismo omosessuale, questo mercato “pink” ha un target commerciale che è un gay maschio, bianco, cittadino occidentale, borghese e non parla alla grande maggioranza dei soggetti lgbtiq, che vivono una quotidianità di oppressione, marginalizzazione ed espulsione dal mercato del lavoro e non rientrano nell'immaginario accettabile del gay frivolo, festaiolo, alla moda e spendaccione.

La firma di Giuseppe Sala, commissario unico di Expo, sulla carta dei diritti presentata dal Unar, da molti salutata come una conquista, è in realtà funzionale a tutto questo: inglobare, mercificare e normalizzare la portata potenzialmente rivoluzionaria dei nostri corpi, dei nostri desideri e delle nostre lotte in quanto soggettività lgbtqi e ricondurla all’interno di logiche di profitto e oppressione.

Oltre a tutto questo, Expo2015 mette in campo l'immancabile retorica sul ruolo della donna.
" Nutrire il pianeta_Energia per la vita" è lo slogan di Expo. E chi può ricoprire questo ruolo se non La Donna?
Women for Expo è la “quota rosa” che, attraverso campagne pubblicitarie, propone l’immaginario di una donna che può trovare il proprio posto in Expo come imprenditrice, tramite bandi e progetti dedicati, ma soprattutto come madre, in quanto “naturalmente” votata al prendersi cura, al cullare e al “nutrire il pianeta”. Questa campagna mediatica è volta ad imporre due modelli proposti come positivi ed esemplari di una realizzata ed effettiva emancipazione delle donne: la madre della vita e della terra, naturalmente predisposta alla condivisione, all'altruismo e al nutrimento; la donna imprenditrice, la cui emancipazione si manifesta esclusivamente nel “tirare fuori le palle”. La richiesta di centralità e partecipazione delle donne viene strumentalizzata per relegarci, ancora una volta, nei ruoli culturalmente imposti: l’eterosessualità obbligatoria, la famiglia, la cura, la maternità e l'ambito domestico, dove sappiamo bene che avviene il 90% della violenza maschile sulle donne.
Expo è un progetto che normalizza la condizione di oppressione delle donne, infiocchettandola come fosse qualcosa da accettare e addirittura esaltare.

Expo è il perfetto paradigma del modello economico capitalista occidentale: sfrutta, cementifica, colonializza e devasta i territori, alimenta le mafie e uccide i lavoratori, opprime e controlla la vita di tutt*, normalizza i desideri, reprime chi si oppone.

La retorica di Expo su donne e soggetti lgbtiq, da un lato, serve a legittimarsi e ripulirsi, nascondendo dietro la facciata sfavillante della città-vetrina il modello economico e di sfruttamento che Expo esalta e presenta con i suoi padiglioni; dall'altro, invisibilizza la condizione reale che questi soggetti si trovano a vivere a causa della crisi economica e dei tagli sul fronte pubblico che hanno portato la sanità e i servizi al limite della sostenibilità. Così emergono le contraddizioni e l'ipocrisia di Expo e del modello che rappresenta: da un lato, esaltare l'importanza delle donne quando la maggioranza di queste non può accedere gratuitamente a nessun servizio per la propria salute, dal momento che i consultori vengono smantellati dai tagli e i reparti di ginecologia vengono chiusi o lasciati in uno stato di totale abbandono, pieni di obiettori di coscienza, che occupano l'80% degli incarichi pubblici, impedendo l'applicazione della legge 194; dall'altro, creare una città gay friendly in un paese che non riconosce le molteplici forme di relazione e intimità che costruiamo, al di là e oltre la famiglia tradizionale. Un paese dove mensilmente nelle piazze viene lasciato spazio alle Sentinelle in Piedi, lobby e gruppi catto-fascisti che nascondendosi dietro la libertà di espressione, veicolano messaggi di intolleranza, violenza e omo/lesbo/transfobia. Questi gruppi rivolgono un attacco diretto alla scuola pubblica, attraverso lo spauracchio della “teoria del gender”, che per noi significa autodeterminazione, percorsi di liberazione collettivi e favolosità.
Abbiamo deciso di scendere in piazza il 20 giugno con il NoExpo Pride, portando per strada le nostre molte e differenti identità, quelle che il sistema (v)etero capitalista mette ai margini, quelle che non si abbinano bene con la vetrina di Expo. Rinunciamo alla rispettabilità omonormata e invaderemo le strade di Milano, perchè non siamo disposte a farci confinare nei ghetti del consumo gay friendly. Non siamo disposte a subire sui nostri corpi meccanismi di patologizzazione e medicalizzazione solo perchè non corrispondiamo a quella norma che ci vorrebbe far rientrare nel binarismo di genere e rendere accettabili. I nostri corpi sono eccedenti e per questo favolosi! Vogliamo creare città dove le strade libere le fanno le soggettività che le attraversano quotidianamente, con la solidarietà e le relazioni che costruiscono, e non le telecamere e la militarizzazione; una città dove i nostri desideri si possano realizzare negli spazi che viviamo e liberiamo ogni giorno da razzismo e omo/lesbo/transfobia.
Quindi vogliamo ripartire da dove tutto ebbe inizio, da Stonewall, con la lotta e la favolosità che da sempre ci hanno contraddistinto, orgogliose come le frocie, le lesbiche e le travestite che si opposero alla violenza e ai soprusi della polizia.

Vogliamo una città frocia, non una vetrina gay per Expo!

I nostri desideri sono ingovernabili, la nostra libertà non è in vendita!!!


Per adesioni e informazioni:
Mauro 3388365190 mauromuscio90@gmail.com
Carlotta 386834626 carlotta@autistiche.org

materiali grafici versioni pdf:
https://www.dropbox.com/sh/nti00h2suuqy97n/AAAt_KZdy1ymyW8OZ-trTpdRa?dl=0

Dati Aggiornati al: 16-06-2015 13:43:23

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Categoria: Altro...

Quando: Sabato 20-06-2015 alle 15:30
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Piazza Duca D'Aosta

Indirizzo: -- Milano

Prezzo: Gratis

Link: Sito Web dell'evento