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Nuova personale di Fabrizio Bergamo

Nuova personale di Fabrizio Bergamo

 

 

FABRIZIO BERGAMO: PERTURBANTI

Il fotografo milanese inaugura il 10 marzo 2016 (h.18) alla Galleria Mario Giusti HQ-HEADQUARTER di Milano, dove resterà fino al 2 aprile. Bambole e fiori si aggiungono alla famosa galleria dei volti della precedente personale, di cui rivedremo alcune opere. I nuovi lavori, inserendosi sempre nel filone della pinhole digital art, realizzati con la faticosa tecnica stenopeica, illustrano il nuovo percorso di intreccio tra animato e inanimato. Immaginazione contemporanea, osservazione attenta e narrazione del quotidiano sono gli ingredienti per darci davvero uno sguardo inusuale. Impressionante è la visione realizzativa degli scatti, un impatto rinascimentale. Bergamo sta a buon diritto in mezzo agli artisti visionari che vedono la realtà ma non possono non interpretarla.
" il dubbio che un essere apparentemente animato sia vivo davvero e, viceversa,
il dubbio che un oggetto privo di vita non sia per caso animato" S.Freud

Fabrizio Bergamo torna a Milano con la sua nuova mostra, PERTURBANTI, dopo tre anni dalla sua personale Volti, all'Antico Oratorio della Passione di S. Ambrogio.
In questi nuovi lavori, in particolare le bambole, si percepisce che si è ampliata notevolmente la sua sfera emotiva e ispirativa, provocando un terremoto nei riferimenti culturali che Bergamo maneggia con noncuranza alchemica, come un giovanotto che fa della curiosità e del meticciato narrativo la sua cifra stilistica. La democrazia dell’immagine ed il suo realizzarsi di massa attraverso la tecnologia ed i contenitori di performance caserecce, i social network, ha stroncato la cultura del vedere quasi irrimediabilmente: infatti la tendenza è al peggio, i selfie, ma Bergamo, come un moderno Samurai, non si arrende al banale, al brutto. Anche nel difficile e duro delle sue immagini c’è una profonda bellezza ricercata. Qui il perturbante è provocato, come afferma Freud, da bambole, fiori, figure di cera e volti.
Quello delle bambole è un territorio pieno d’insidie: giocattoli antropomorfi da sempre compagni di crescita prevalentemente femminile, oggetto di un culto ed una maestria realizzativa, nei secoli, senza precedenti, fino all’archetipo moderno di Barbie cui hanno dedicato una mostra mondiale e itinerante, molto visitata, anche a Milano. In realtà le bambole sono una presenza sociale tutt’altro che muta, molto più complessa e non sempre legata al gioco. Infatti nei lavori di Bergamo si intravedono due o più piani di lettura: così come bambole e pupazzi, costruiti artigianalmente, sono gli archetipi assoluti dell'horror, con dettagli fisiognomici talmente ben fatti da poter dare quasi vita a un oggetto, abbiamo una visione moderna cui registi e scrittori affidano racconti simbolici.
Addirittura diventano un mezzo di cura psicologica, di raccolta d’informazioni sulla complessità dell’universo infantile, nell’epoca della distruzione dell'innocenza.

Le bambole sono un universo: dalla corrente orrorifica, soprattutto cinematografica, che le vede diventare il simbolo o la materializzazione di un incubo ancestrale, la personificazione della minaccia e della paura, alla visione gentile dell’universo di Tim Burton, fino al mondo tradizionale che ne fa un rito. Come in Giappone, dove annualmente si celebra l' Hinamatsuri o “Festa delle bambole”, durante la quale si pensa che le bambine “passino” la sfortuna alle bambole, allontanandola da loro stesse.
Nel 2005, in Inghilterra, durante il Brighton Festival, si tenne un'importante esposizione, il “Guys 'n' Dolls: Art, Science, Fashion & Relationship" , in cui si tentò di fare una sintesi creativa sull’argomento, attraverso le opere di Hans Bellmer, Oskar Kokoschka, Man Ray, Paula Riego, Patric Old e molti altri che hanno lavorato con la bambola. Il risultato più eclatante fu l’evidenza dell’incredibile apporto che questi lavori ed il tema stesso abbiano dato allo sviluppo di molte forme d’arte. Quasi tutte, però, sono accomunate dalla ricerca di elementi in grado di poter spaventare scavando nell’interiorità di chi guarda, andandone a sradicare vecchi ricordi, piccoli e grandi traumi, fobie e ossessioni che albergano in chiunque. E questa è chiaramente la strada scelta da Bergamo: tutt’altro che una passeggiata o un gioco consolatorio.
Poi ci sono i fiori. Anche qui l’artista poteva rifugiarsi nei comodi riferimenti occidentali della natura morta, pur mantenendo quel suo sfondo maniacalmente nero, ruvido, di caravaggesca memoria, sceglie invece di avventurarsi nella precisione stilistica piena di regole, tanto filosofiche quanto compositive, di Ikebana. Si appropria della caratteristica principale della millenaria arte giapponese dei fiori: il fine della composizione floreale non si limita ad un puro fattore estetico.
Non la ridondanza comune del mazzo di fiori, trionfo di bei colori vivaci, ma, come l'ikebana è un'arte che va oltre e che parte proprio dal processo di creazione della composizione come momento di ricerca ed espressione di se stessi, Bergamo in questi fiori mette la ricerca della pace contro l’inqietudine degli altri suoi lavori. Continua a lavorare secondo un suo criterio estetico e logico e c’è una riservatezza delle forme: la composizione dell’opera sembra appoggiata dentro al quadro. Ciò ci fa capire quanto tutto questo giri intorno ad un ordine finto-casuale dietro al quale, però, c'è studio e organizzazione: una cosmogonia fotografica.
Ed è proprio perché la mostra PERTURBANTI cerca una sintesi improbabile del viaggio fotografico di Bergamo che non potevano mancare alcuni lavori del passato. I Nuovi visitatori conosceranno le sue cornici scure, legnose, materiche, che racchiudono il suo nero profondo. Non un colore, si badi bene, piuttosto una dimensione che, mano a mano che ti avvicini, prende forma nei giochi dell’ombra, acquisisce quella tridimensionalità che solo l’intenso magico di un ritratto si porta dietro, portandoci nella sua dimensione, dove l’oscurità è illuminata.

Trionfa più che mai il suo concetto d’incontro tra bene e male, non come nemici ma come parti della natura umana.
Rivedremo i ritratti dei pittori Tom Porta e Alessandro Spadari, il musicista Eugenio Finardi, in un combinato fisico ed emotivo che, grazie anche all’originale procedimento di creazione e trasformazione delle foto, conferisce loro una vera unicità.
Come detto all’inizio Bergamo lavora con un procedimento che, partendo dalla pinhole digital art, ne dilata le potenzialità fino ai suoi estremi confini.
L'opera prende vita attraverso un lento processo di nascita, quasi un incedere alchemico, che inizia con la ripresa del soggetto con la tecnica stenopeica, a coglierne la verità e l'essenza ultima, e prosegue con la stampa in digigraphie.
La povertà artigianale della tecnica stenopeica, che ci riporta alle origini dell'arte fotografica e l'estrema modernità dell'apporto digitale in fase di stampa, creano un'opera pronta a passare attraverso l'esclusivo trattamento, grazie ad alcuni materiali unici, che costituisce la parte finale della creazione.
Ed ecco la fotografia trasformata in dipinto, conferendogli profondità e spessore.

Testo critico di Mario Giusti , Milano, 26 febbraio 2016


Fabrizio Bergamo: PERTURBANTI
Inaugurazione giovedi 10 marzo, h 18: galleria Mario Giusti HQ-HEADQUARTER
Via Cesare Correnti 14 Milano
10marzo/2 aprile 2016 - lu/ve 10.30-18.30 (orari differenti e weekend su appuntamento)
www.mariogiustihq.com - info@mariogiustihq.com

Dati Aggiornati al: 09-03-2016 09:13:54

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Categoria: Mostre e Cultura

Quando: Giovedì 10-03-2016 alle 18:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Mario Giusti HQ

Indirizzo: Via Cesare Correnti 14 Milano

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento

 

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