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La Voglia Matta di fare cinema_Luciano Salce_la Cuccagna

La Voglia Matta di fare cinema_Luciano Salce_la Cuccagna

 

 

LA VOGLIA MATTA DI FARE CINEMA – LUCIANO SALCE
Luciano Salce è stato un grande cineasta, è ora di dirlo, è tempo per dirlo. Il più “comico” dei registi della commedia all’italiana, il più irriverente, forse il più politicamente disilluso e meno schierato, rivisto dopo mezzo secolo, ci appare in tutta la sua freschezza. I suoi personaggi, e in questo è stato emblematico come attore feticcio Ugo Tognazzi, si mostrano come l’italiano medio – una sorta di Maccio Capatonda di mezzo secolo prima, dai toni più colti e ancor più incisivi -, senza alcuna pellicola ideologica ad arginarne o ingigantirne le qualità ed i difetti. Tutto funziona nei suoi filma partire dal ritmo. Luciano Salce è stato un attore, un uomo di teatro, di televisione, un regista, che aveva con decenni di anticipo i tempi della comicità moderna, fatta di gag e di sketch veloci, senza pause e senza tempi morti. È forse a causa di questo ritmo veloce, troppo veloce per l’epoca, che il cinema di Luciano Salce è stato spesso malinteso. Politicamente qualunquista, moralmente frivolo, disimpegnato insomma, ideologicamente debole, a volte scorretto, e troppo scanzonatoper essere preso sul serio. Ancora oggi i primi due episodi della sagra Fantozzi – sagra che dopo di lui scadrà sempre più nel becero – sono di un’attualità e di una modernità sconcertante.
Spazio Ligera omaggia Luciano Salce con tre opere emblematiche della sua prima produzione come regista, Il federale(1961) La voglia matta (1962) e La cuccagna (1962), tre opere tutt’altro che acerbe. “Il federale” appare come un film coraggioso e ambizioso, ambientato alla fine del secondo conflitto mondiale, mostra un Primo Arcovazzi (Ugo Tognazzi) “fascistissimo”graduato della milizia dalla fede incrollabile che sogna di diventare federale in un Pese in rovina, e che non vuole accettare che la guerra sia ormai persa e la “rivoluzione” fascista finita miseramente. Ne esce, anche per merito dello stato di grazia di Ugo Tognazzi, un personaggio tragicomico, una sorta di anticipo di Fantozzi Ugo, con una serie di sequenze che fanno ridere di gusto come quella di culto in cui l’Arcovazzi guida la sua motocarrozzetta nel quale c’è il suo “prigioniero” – uno straordinaria “spalla” interpretata da Georges Wilson- fra buche e pozzanghere. Questa pellicola verrà anche ricordata perché è accompagnata dalla prima colonna sonora firmata da Ennio Morricone. Il secondo film della rassegna “La voglia matta”, che segna l’esordio sul grande schermo di Catherine Spaak, mette in scena uno scontro generazionale fra un ingegnere quarantenne apparentemente del tutto realizzato - un Ugo Tognazzi molto nella parte -, e un gruppo di teen-ager tanto disinvolti quanto disillusi. La pellicola, come “Il federale”, può poggiare su una solida sceneggiatura uscita dalla penna oltre che del regista della proficua coppiaCastellano e Pipolo,e anche in questo film porta con se una notevole carica di ironia e di anticonvenzionalità. La generazione nata a cavallo della Seconda Guerra mondiale sembra voler dimenticare la Storia e le sue tragedie, emblematico in questo senso il passaggio nel quale uno ragazzi propone “parliamo di Stalin” e un altro ribatte “e perché non di Hitler?” e una ragazza conclude “che noia sempre con Stalin e Hitler! Ma perché non parliamo di Sinatra?” Una generazione che sembra solo ricercare il piacere e il disimpegno – il ’68 è alle porte ma sembra lontano un secolo -, e appare in grado con il proprio sarcasmo di mettere a nudo le debolezze e le certezze dei propri “padri”. Chiude la rassegna “La cuccagna”dove i toni agrodolci de “La voglia matta” lasciano il passo al pessimismo degli esclusi dell’irresistibile boom economico che attraversa e sconvolge la Penisola. È forse questa pellicola amara, dove la bellezza di Donatella Turriviene sovrastata dall’esistenzialismo di Luigi Tenco - non molto disinvolto davanti alla macchina da presa - ma forse per questo assai efficace, rappresenta la summa della prima produzione di Luciano Salce, e di sicuro una delle più intense della sua carriera da regista. Il film gira intorno all’affannosa ricerca di un posto di lavoro onesto per una bella ragazza che riceve solo proposte indecenti da affaristi senza scrupoli che si annidano nelle zone grigie del miracolo economico e che le promettono soldi facili che puntualmente non arrivano se non sotto forma di guai. È un film contro le scorciatoie del boom economico, ma mostra egualmente che anche restarne fuori, come tenta di fare Giuliano (Tenco) non è agevole. Appare anche in notevole anticipo sui tempi il modo in cui viene trattato il tema dell’omosessualità del fratello della protagonista, in una Italia pre-sessantottina moralista e bigotta.
Federico Riccardo Chendi
SPAZIO LIGERA via Padova 133 Milano – www.ligera.it – info @ligera.it – 335251864
Mercoledì 20 aprile Il federale (21.30)
Mercoledì 27 aprile La voglia matta (21.30)
Giovedì 5 maggio La cuccagna (21.30)
Rassegna a cura di Federico Riccardo Chendi progetto grafico di Domenico De Monte.

Dati Aggiornati al: 01-05-2016 14:12:57

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Giovedì 05-05-2016 alle 21:30
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Spazio Ligera

Prezzo: --

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