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Il Barone di Birbanza di CARLO MARIA MAGGI (1630- 1699)

Il Barone di Birbanza di CARLO MARIA MAGGI (1630- 1699)

 

 

Venerdì 10 Ottobre 2014 ore 21,00 - PRIMA

REPLICHE
Sabato 11 Ottobre 2014 ore 21,00
Domenica 12 Ottobre 2104 ore 16,00
Venerdì 17 Ottobre ore 21,00
Sabato 18 Ottobre 2014 ore 21,00
Domenica 19 Ottobre 2014 ore 16,00

Per la Rassegna ”La Milano della memoria" o " Milano Teatro di Lombardia"

La compagnia Milanese del Teatro della Memoria
presenta

Il Barone di Birbanza
di CARLO MARIA MAGGI (1630- 1699)
con Aleardo Caliari, Caterina Campo, Domitilla Colombo, Alessandra d’Azzaro, Danilo Ghezzi, Marco Lindi, Luca Monticelli, Mirton Vaiani

Scenografie originali di Tamara Damelio
Costumi sartoria Longano
disegno luci Alessandro Palumbi
Musiche di scena di
Adriano Banchieri
Arcangelo Corelli
G.B. Pergolesi

Regia di Aleardo Caliari

È in questa Commedia farsesca (rappresentata per la prima volta nel 1696) che Carlo Maria Maggi introduce il personaggio di Meneghino, onesto servitore della Domenica (doMenichino=Meneghino), destinato a diventare la maschera di Milano, e lo fa’ parlare in vernacolo milanese infarcito di termini pseudo-toscani ed anche , quando si traveste da Pantalone, in dialetto veneziano. Il servo Tasca, vero protagonista della Commedia, è invece una sorta di zanni Arlecchinesco che si esprime alla maniera dei comici della Commedia dell’Arte in un misto di milanese, veneziano, bergamasco e toscano, dichiarando la sua filosofia: il mondo va’ alla rovescia e chi non sa’ arrangiarsi è un merlo.
I personaggi allegorici della Commedia e della Vanità, della Povertà e dell’Apparenza, della Sincerità e della Prudenza, introducono gli spettatori alle diverse scene.

Il Barone di Birbanza (nomen-omen) è un birbone che, avendo comprato il titolo nobiliare, cerca di sistemarsi definitivamente cercando per la figlia un ricco merlo da sposare. In questo suo disegno è assecondato dal Dottore (maschera di Balanzone) una sorta di moderno commercialista che si esprime in bolognese e dal suo fido servitore Tasca (nomen-omen) alla costante ricerca di quattrini da intascare.
La gran dama Polissena, ricca vedova, alla ricerca di un buon partito per il figlio Polidoro, rischia di cadere nell’inganno ordito da Tasca, ma è lo stesso Polidoro che, fiutato l’inganno, finisce per rinunciare al matrimonio.

Nel finale tutti i raggiri vengono a galla ma Meneghino, che ingenuamente crede che gli altri siano tutti buoni e onesti come lui, per non andare in prigione è costretto ad abbandonare Milano, salutando le sue osterie, il Verziere e tutto il popolino minuto e laborioso con il quale ha condiviso gioie e dolori, con uno struggente addio in cui si preannunciano i famosi brindisi di Carlo Porta e il manzoniano addio di Lucia Mondella ai monti sorgivi dalle acque dei Promessi Sposi.

CARLO MARIA MAGGI
DALLA COMMEDIA DELL’ARTE
ALLA TRAGICOMMEDIA

Nel cosiddetto ”plurilinguismo dialettale” del Maggi, i personaggi hanno ancora molto delle maschere (Arlecchino, Meneghino, Pantalone, Balanzone, Brighella) che parlavano ciascuna nel proprio dialetto d’origine e impiegavano la tecnica della improvvisazione, ma nella tragicommedia del Maggi (che per certi versi anticipa la riforma goldoniana del “Teatro Comico”), l’andamento generale è molto più dinamico, adeguato ai singoli personaggi, nel rispetto dei canoni classici, pur conservando il fine immediato del piacere e di meravigliare il pubblico, senza degenerare nella licenza e nell’espressione grassa e volgare.


NOTE DI REGIA
Nell’assoluto rispetto del testo, soltanto alleggerito di alcune parti secondarie e sfrondato nei monologhi originari, per ragioni attinenti l’esigenza di mantenere entro tempi accettabili i tre atti della Commedia. E’ stato fatto anche l’indispensabile, parziale adattamento linguistico al dialetto moderno, per rendere comprensibili alcuni passaggi che anche a critici e linguisti come Dante Isella e Claudio Beretta, suonavano seicentescamente oscuri. L’intreccio trionfa comunque nella brillantezza dei dialoghi e dei monolghi dei diversi personaggi. E’ stato anche sottolineato il profumo originario di Commedia dell’Arte nobilitata e l’ispirazione prossima al Tartufo di Molière, contenendo gli aspetti moralistici agli intermezzi e ai prologhi. Scene e costumi alla “antica italiana” arricchiscono lo spettacolo e, si spera, contribuiscono ad allietare gli spettatori. Come capostipite teatrale della milanesità il Maggi rivoluziona creativamente l’uso dei diversi dialetti lombardo – veneti, invitando i letterati e i commediografi a pensare a scrivere nella lingua di casa, nobilitando così la lingua del popolo.


BIGLIETTI & ABBONAMENTI
Intero € 15,00
Ridotto (giovani/anziani) € 10,00
Convenzionati e soci € 10,00


Abbonamento alla Rassegna (7 Spettacoli)
Intero € 100,00
Ridotto € 90,00

Dati Aggiornati al: 10-10-2014 10:08:25

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Venerdì 10-10-2014 alle 20:45
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Teatro della Memoria

Indirizzo: Via Domenico Cucchiari, 4 Milano

Prezzo: 15,00

Link: Sito Web dell'evento