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La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca (Martin Heidegger)

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Passeggiata Rumorosa Transfemminista Contro Generi e Confini

Passeggiata Rumorosa Transfemminista Contro Generi e Confini

 

 

Per esprimere solidarietà a tutt* coloro che ogni giorno lottano contro le frontiere attraversandole con i propri corpi o rendendo possibile l'attraversamento di altr*, ritroviamoci martedi' 9 luglio h20 a piazza del Gesù per muoverci insieme e attraversare le strade della città. Liber* di muoversi, liber* di restare! Le recenti vicende che hanno coinvolto la Sea Watch 3 e tutte le persone a bordo della nave ci spingono come transfemministe a prendere parola contro la repressione che si è abbattuta sulla capitana Carola Rakete e sul trattamento mediatico di quanto è successo. Nella notte del 26 giugno la nave è entrata nel porto di Lampedusa, forzandone il blocco, per permettere a* 42 migrant* present* a bordo di sbarcare e abbandonare le infernali condizioni imposte dal divieto di attraccare. La capitana è stata tratta in arresto con diversi capi di accusa, da favoreggiamento di immigrazione illegale a violenza contro la guardia di finanza, e su di lei si è abbattuta la gogna mediatica. È di qualche giorno fa pero' la notizia della sua scarcerazione, con divieto di dimora ad Agrigento. Siamo sollevat* dalla notizia della sua liberazione, ma sentiamo l'esigenza di sottolineare alcuni aspetti di questa storia. Per prima cosa, la repressione mediatica e giudiziaria subita da Carola e dall'equipaggio della Sea Watch si inserisce nel quadro più generale della criminalizzazione di tutt* coloro che negli ultimi anni hanno agito solidarietà attiva nei confronti delle persone migranti, lungo tutte le frontiere d'Europa. All'ora attuale, un'altra nave che effettuava in modo autonomo soccorso in mare a* migrant*, senza essere legata a una ONG, si trova sotto inchiesta, la Iuventa. Si parla per la capitana Pia Klemp e per le altre 20 persone dell'equipaggio di pene fino a 20 anni di prigione per favoreggiamento dell'immigrazione illegale. Due settimane fa si è aperto il processo per i e le solidali presenti nel 2015 a Balzi Rossi, a Ventimiglia, con diversi capi di accusa tutti riconducibili alla solidarietà nei confronti delle persone migranti. In Francia già da due anni sono in corso processi contro alcun* attivist* militant* considerati colpevoli di aver aiutato delle persone migranti nel corso del loro viaggio. Questa repressione punta chiaramente a scoraggiare qualsiasi atto di solidarietà e di rottura nei confronti del sistema vigente dominante, che abbia come obiettivo l'abbattimento delle frontiere. Allo stesso tempo, pero', il numero di persone in transito non diminuisce. Mentre i media nazionali e internazionali si concentravano sul caso Sea Watch 3, gli sbarchi continuavano e 236 persone sono arrivate solo a Lampedusa o su barchini di fortuna o scortati dalle fiamme gialle(https://www.open.online/2019/06/30/dieci-sbarchi-in-18-giorni-il-via-vai-di-migranti-a-lampedusa-mentre-sea-watch-era-ferma-in-mare/) cosi' come altrove, lungo le Alpi e su altre frontiere d'Europa. Da un lato, l'ultra mediatizzazione di casi resi esemplari è un elemento strategico del discorso dominante, che punta a produrre un sentimento di indignazione e commozione nell'opinione pubblica, distogliendola da quanto continua a succedere quasi ogni giorno ai margini dell'Europa. Dall'altro, giornali, televisioni e radio mainstream sono abili nel veicolare una precisa lettura di cosa è atto criminale e violenza nei processi migratori in corso: delinquenti sono le persone migranti che attraversano le frontiere, violent* coloro che le aiutano e sostengono, come Carola, che ha speronato la guardia di finanza forzando il blocco del porto di Lampedusa. Ma noi sappiamo qual è la vera violenza. È quella che si consuma alle frontiere dell'Europa, incarnata da polizia di frontiera, guardia costiera, guardia di finanza e tutte le altre forze dell'ordine che fermano, arrestano, picchiano le persone migranti. La vera violenza è incarnata dalla frontiera e da tutti i suoi dispositivi, dagli hotspot ai CPR che stanno riaprendo ovunque in Italia, dove le morti sono all'ordine del giorno. E la lista è lunga, dai campi di detenzione in Libia e le loro torture fino ai ghetti a Foggia e Rosarno e agli incendi che devastano e uccidono. Questa rappresentazione mediatica rende evidente chi è nel giusto e chi no, chi ha diritto di passare e chi invece deve restare fuori dall'Europa. I recenti avvenimenti che hanno visto protagonisti i portuali di Genova, gli stessi che si sono dichiarati solidali di Carola, che sisono battuti perché la nave Bahri Yambu, carica di armidestinate all'offensiva militare in Yemen, non sbarcasse, sono il segnale evidente dei criteri dell'Europa circa la libera circolazione: le armi passano, le persone no. Alla luce di tutti questi elementi non è difficile individuare la matrice patriarcale e capitalista degli attacchi contro chi ogni giorno sfida il regime delle frontiere. Gli insulti sessisti e razzisti rivolti a Carola nelle ore dello sbarco, che facevano proprio lo spauracchio coloniale dello stupro come forma di punizione e rieducazione di chi mette in discussione l'ordine eteropatriarcale, si inscrivono perfettamente in un paradigma di controllo di donne e migranti, soggetti non normati e non disciplinabili e quindi da eliminare. Questa volontà di repressione si incarna in quella misera macchietta di Salvini e dei suoi galoppini leghisti, nella Meloni e le sue urla bercianti ma anche nel più composto PD, simulacro di una sinistra istituzionale perbenista e asservita al nuovo ordine neoliberale. Se la completa desolidarizzazione dei politici del PD presenti a bordo della Sea Watch, che hanno riversato su Carola la scelta dello sbarco non bastasse a rendere chiari gli interessi della sinistra istituzionale, basti pensare agli infami accordi voluti dal ministro Minniti durante il governo Gentiloni con la guardia costa libica, responsabili di torture e morti in mare dal primo momento della loro attuazione. E mentre in Libia un centro per migranti viene bombardato causando la morte di decine di persone rinchiuse li' dentro, il PD si spacca sulla necessità di mantenere gli accordi con le autorità libiche. Tutto questo teatrino istituzionale ci riporta al modello mainstream di antirazzismo, quello che " aiutiamoli a casa loro" , sempre pronto a un universalismo ben direzionato lungo le linee dello sfruttamento capitalista. Quando anche arrivano in Europa, le persone migranti sono confinate nell'illegalità, vengono loro negati i documenti per metterle in una posizione di continua ricattabilità che le rende manodopera sfruttabile per la continua riproduzione del modello economico europeo. Come se le norme in vigore riguardanti la regolarizzazione non bastassero, il decreto sicurezza e il decreto sicurezza bis rendono ancora più dura la condizione delle persone migranti, che negli ultimi anni sono state al centro delle lotte sociali in Italia e altrove, rafforzando le misure repressive contro gli strumenti di cui quelle stesse lotte si servono. Di fronte a un'avanzata repressiva tanto forte e agli attacchi che sferra su più fronti, è urgente interrogarci su quale antirazzismo vogliamo incarnare e quale solidarietà mettere in campo. Il caso di Carola, cosi' come di Pia Klemp e di molte altre persone che grazie al fatto di possedere il passaporto " giusto" hanno sfidato le frontiere e costruito solidarietà attiva con le persone migranti mettono al centro il privilegio di cui in quanto abitanti dell'Europa con i documenti siamo portatrici e portatori. La consapevolezza di trovarci in una posizione di privilegio non deve bloccarci nella constatazione dell'impossibilità di costruire delle pratiche condivise e portare solidarietà a chi lotta contro razzismo e frontiere. È necessario partire dalle condizioni materiali delle nostre vite, interrogare il nostro privilegio e metterlo in discussione, per renderci consapevoli dei riflessi coloniali che attuiamo quando cerchiamo di portare solidarietà alle persone migranti. Allo stesso tempo dobbiamo incontrare e ascoltare le soggettività protagoniste dei processi migratori e di sfruttamento razzista e sessista, creare spazio perché la loro parola esista e si diffonda, senza paternalismo e senza parlare a nome loro. Al contrario, abbiamo la necessità come transfemminist* di schierarci al fianco di chi ogni giorno abbatte le frontiere per mare e per terra, di portare solidarietà attiva ai soggetti migranti partendo dalla critica del nostro privilegio, mettendoci in ascolto delle esigenze e dei desideri di chi migra per abbattere le frontiere. Non Una di Meno Napoli

Dati Aggiornati al: 08-07-2019 23:54:35

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Categoria: Corsi

Quando: Martedì 09-07-2019 alle 20:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Chiesa del Gesù Nuovo

Indirizzo: Piazza Gesù Nuovo Napoli

Prezzo: Vario

Link: Sito Web dell'evento