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C G Jung interroga lo Yoga Lo yoga risponde a C G Jung

C G Jung interroga lo Yoga Lo yoga risponde a C G Jung

 

 

Se uno studente mi chiede qual è il testo sullo yoga che reputo più importante da leggere e conoscere, non ho dubbi a rispondere: Lo yoga e l’Occidente* di Carl Gustav Jung. A mio parere, nessun altro, nessun maestro di Oriente o Occidente ha saputo raggiungere con tanta precisione il cuore della complessa relazione tra noi (occidentali, moderni e postmoderni) e lo yoga, perché di una relazione si tratta, prima di tutto, e, come tutte le relazioni, implica le sue complessità. Nel suo saggio, Jung delimita prima di tutto il campo delle sue competenze e del suo intervento: " Tacerò sul significato che ha lo yoga in India, non presumendo di poter pronunciare un giudizio su ciò che non conosco per esperienza personale, ma posso dire qualcosa sul significato che ha lo yoga in Occidente." E prosegue mettendo in evidenza una delle fondamentali specificità dello yoga: " Da noi la mancanza di una regola [interiore, ndr] è tale da confinare con l’anarchia psichica; perciò ogni pratica religiosa o filosofica promette una disciplina psicologica, cioè un metodo d’igiene psichica. I numerosi esercizi yoga esclusivamente fisici rappresentano anche un’igiene fisiologica molto superiore alla solita ginnastica e agli esercizi di respirazione, in quanto non è soltanto scientifico-meccanica, ma anche filosofica. Attraverso gli esercizi, essa mette il corpo in contatto con l’interezza dello spirito, come risulta dagli esercizi del pranayama in cui il prana è al tempo stesso il respiro e l’universale dinamica del cosmo. Quando l’azione del singolo è contemporaneamente un evento cosmico, l’emozione fisica (innervazione) si collega con quella spirituale (idea universale). Ne deriva una vivente interezza che nessuna tecnica, per quanto scientifica sia, potrà mai produrre. " E sottolinea quindi, con forza, un aspetto di estrema e chiarificante importanza: " La pratica dello yoga è impensabile e sarebbe anche inefficace senza le idee dello yoga, e coinvolge a un punto raro ciò che è del corpo e ciò che è dello spirito." Lo yoga e l’Occidente venne scritto nel 1936, ovvero pochi anni prima che esplodesse il disastro della Seconda guerra mondiale, e fu il contributo dello psicoanalista svizzero a un convegno tenutosi a Calcutta in occasione del centenario della nascita del grande maestro e santo indiano Shri Ramakrishna. Si tratta di un testo piuttosto breve, una quindicina di pagine soltanto, ma la mia impressione è che queste pagine valgano molto di più di tanti libri e libroni scritti sullo yoga e che ancora oggi, a più di ottanta anni dalla loro composizione, restino insuperabili per lucidità, profondità, chiarezza. Come già si vede dalle affermazioni sopra riportate, Jung va diritto al punto e pone delle domande a se stesso, a chi legge e quindi allo yoga stesso: perché lo yoga in Occidente? Perché cerchiamo lo yoga? Che bisogno ne abbiamo? Che cosa si aspetta il disincantato uomo d’Occidente da questa disciplina millenaria? Che cosa ci dà o non ci dà o addirittura ci potrebbe togliere addentrarci in un territorio fisico-psichico-spirituale che la nostra mente nei millenni non ha sviluppato (perché ha sviluppato percorsi diversi)? Partendo da queste domande, ottant’anni fa, lo psicoanalista arrivò a conclusioni non incoraggianti circa l’opportunità della pratica dello yoga in Occidente: " Dico a quanti più posso: Studiate lo yoga; vi imparerete un’infinità di cose, ma non lo praticate, perché noi europei non siamo fatti in modo da poter usare senz’altro quei metodi come si conviene. Un guru indiano vi può spiegare tutto e voi potete imitare tutto. Ma sapete chi pratica lo yoga? In altre parole, sapete chi siete e come siete fatti?." Questi sono solo alcuni spunti tratti dal testo di Jung, ma credo che ci possano bastare per chiederci che cosa possiamo dire oggi — dopo diversi decenni di pratica yoga, dopo che la pratica di asana, pranayama e dharana ha conquistato tanti milioni di occidentali —, che cosa possiamo dire sui fondamentali argomenti che Jung a suo tempo ha sollevato? In altre parole, come risponde oggi lo yoga d’Occidente alle domande e alle conclusioni di Jung? Paolo Ricci * Carl Gustav Jung, Opere, vol. 11, Psicologia e religione, Boringhieri, Torino, 1979, pp. 541-548; reperibile anche in Carl Gustav Jung, La saggezza orientale, 1983, Bollati Boringhieri Editore, Torino, pp. 32-41. Traduzione di Elena Schanzer e Luigi Aurigemma. La prima edizione di Lo yoga e l’Occidente venne pubblicata, in inglese, a Calcutta nel febbraio 1936. Sul sito di Yoga Le Nuvole potete trovare lunghi stralci del testo di Jung con miei brevi commenti <http://www.yogalenuvole.it/Jung.html>.

Dati Aggiornati al: 08-01-2018 15:16:27

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Categoria: Sport e Benessere

Quando: Sabato 20-01-2018 alle 10:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Le Nuvole . Scuola di Yoga

Indirizzo: Viale Trastevere, 203 Roma

Prezzo: Vario

Link: Sito Web dell'evento