C'è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo. Charles Baudelaire

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I-Robots Turin Dancefloor Express Official Release Party

I-Robots Turin Dancefloor Express Official Release Party

 

 

OPILEC MUSIC, Hiroshima Mon Amour, @Electrica Salsa, Music Lab Studio
in collaborazione con News Spettacolo Nazionale presentano:

I-ROBOTS - TURIN DANCEFLOOR EXPRESS
70's - 80's PIEDMONT AREA ITALO RARE GROOVES & DISCO NOT DISCO SOUNDS

Evento Presentazione Ufficiale della Compilation
in Uscita Su Opilec Music

Giovedì 22 Dicembre 2016
Hiroshima Mon Amour, ore 22, ingresso 7 Euro

LIVE ON STAGE per la prima volta sullo stesso palco:

GIULIO CAMARCA + GUESTS (Gialma 3)
LOUIS ATZORI
LUIGI VENEGONI (Svengile - Stratosferic Band - Ben Norman)
VALERIO LIBONI (Captain Tokive - Seximama - La Strana Società)

CRISTINA MOSER (Chrisma-Krisma)
JOHNSON RIGHEIRA
MONUMENTS
TOMMY DE CHIRICO NERVOUS COMBO
ZAUBER

D.J.s
I-ROBOTS
HAPPEN D.J.
MATISSE
JOSEPH MINGUS

“Turin Dancefloor Express” è il frutto del certosino lavoro di ricerca condotto da I-Robots, al secolo Gianluca Pandullo, appassionato collezionista di dischi, prima ancora che dj e produttore.

Gianluca approda a questo progetto, dopo aver collezionato esperienze che hanno attraversato i generi musicali (Acid Jazz, Drum’n’Bass, Brekbeat, Rare Grooves, Jazz, Latin, Brasilian, Funk, Hip-Hop, Disco, Italo Disco, Chicago House, Detroit Techo) e sulla scia della compilation realizzata nel 2002, “V.A.– I-Robots: Italo Electro Disco Underground Classics”.

Questo eclettismo e questo suo sguardo a 360° si riflettono nelle selezioni che compongono “Turin Dancefloor Express”: da buon collezionista dissemina il doppio cd di alcune chicche (la prima versione new wave di “Vamos a la playa” dei Righeira o “Birimbao” di Giulio Camarca & Trinidad), senza tralasciare vere e proprie hit senza tempo (“Pop Corn” nella versione della band pop rock torinese La Strana Società). Un viaggio sonoro attraverso due decenni, sulle tracce di quella che sarebbe poi stata battezzata Italo Disco, ancor oggi celebrata a livello nazionale e internazionale.

Torino ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione e nel consolidamento a livello internazionale dell’Italo Disco, attraverso artisti carismatici, radio e club che hanno lasciato il segno a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. E non è un caso che molti brani fossero legati ad alcuni dei più celebri locali cittadini: “Nepentha” dei Seximama, “Lady Pick-Up” di The Boston Garden, “Tuxedo Dance” di Tommy De Chirico. Il ruolo chiave di Torino è ben testimoniato dalla ricchezza e dalla qualità del materiale raccolto da I-Robots, tanto da poter quasi parlare di “Torino Disco”.

Se si vuole trovare l’inizio del viaggio, bisogna partire dalla fine degli anni Sessanta, quando il nightclubbing torinese, oltre che dal pop italiano, era influenzato dal Rock Progressivo, dal Beat, dal Jazz e dalla Black Music di matrice Soul e R&B. Erano molto diffuse le serate con band che suonavano dal vivo, fenomeno durato fino alla seconda metà degli anni Settanta, quando il dj sostituisce completamente i live act, soprattutto grazie alla diffusione della Disco made in USA. E’ proprio la Disco Afroamericana rappresenta una delle più importanti influenze dell’Italo Disco che, in una sorta di circolo virtuoso musicale, sarà uno degli elementi che contribuirà a forgiare la Chicago House e la Detroit Techno.

Negli anni Settanta sono soprattutto due etichette torinesi a giocare un ruolo chiave sulla scena musica: la Drums di Mario Mattio (di cui, dopo una lunga ricerca, I-Robots ha acquistato i master, orientti tra Funk Psichedelico, Progressive Rock Disco e Pop, e la Shirak di Johnny Betti, che spaziava dal Progressive Rock al Jazz Bossa e alla Disco.

Negli anni Ottanta, in città c’è una forte scena Dark e New Wave ed è in quel contesto che nascono i Monuments, altra band fondamentale, anche per l’esordio dei Righeira nel 1981. Le etichette di riferimento nel nuovo decennio furono la Babalù di Gultiero Gatto e Bootlegs-Sauvage Musique di Mauro Tamagno, di cui nel tempo si sono perse le tracce.

Stili, luoghi, storie che si intrecciano fino alla metà degli anni Ottanta. Suoni, brani, successi raccolti nelle tracce del primo volume di “Turin Dancefloor Express”, una compilation costruita con la passione dello storico e l’approccio dell’archivista.

La sera di Giovedì 22 Dicembre Turin Dancefloor Express è live a Hiroshima Mon Amour.



Turin Dancefloor Express

Condensare due interi decenni in una sola raccolta discografica è un po’ come spiare attraverso il buco di una serratura è carpire solo alcuni frammenti di un ambiente storico, sociale e musicale, estremamente ricco e complesso che, come gli anni ’70 e ’80, hanno segnato un punto di non ritorno rispetto ai periodi successivi. Se poi la chiave è Torino e il Piemonte, il campo si restringe a livello temporale, ma per contrasto si espande terribilmente dal punto di vista dei grandi mutamenti che hanno interessato la società, non solo dal punto di vista politico e culturale, ma soprattutto dal punto di vista artistico.

Un’inchiesta dell’epoca a proposito della città della Mole esordiva, dicendo: “C’è una città che scrive e una città che cancella”. A posteriori, quell’affermazione figlia di un contesto urbano in cui i muri portavano impressi in modo tangibile tutti i segni tipici dei conflitti e delle tensioni in atto - da scritte come “Orgasmo Femminista” a “Siamo sempre più incazzati con governo, padroni e sindacati” fino a “Lotta Armata” - bisognerebbe correggerla in “c’è una città che scrive e un’altra che riscrive”. Solo così si può capire la potente energia creativa che, a fronte di tempi molto duri, caratterizzati dalle lotte operaie, dal terrorismo, dal predominio democristiano, attraversava inarrestabilmente tutti gli anni ’70. E’ un ribollio crescente che lambiva i confini delle fabbriche e le massicciate delle ferrovie che trasportavano fiumi di emigranti dal Sud del Paese, ma che grazie alle influenze esterne e ai nuovi flussi interni, sarà costretto a riscrivere la storia e per di più in modo indelebile.

E’ vero: esiste una città doppia. Ci sono i cancelli della FIAT da una parte e c’è il sottosuolo dall’altra. Si tratta però di un underground già attraversato dalle avanguardie storiche e che si porta dietro l’immaginario di quella “Città delle Meraviglie”, nato con le strutture avveniristiche, messe in piedi per Italia ’61. Proprio in questo si differenziano i primi germi della musica dance, nascenti sul territorio sabaudo e nazionale: in una ricerca di fuga e al tempo stesso in un’indistinta espressione di fiducia nel futuro che si contrapporrà più tardi alle cesure dell’etica “no future” del Punk. La sintesi musicale perfetta di queste pulsioni contrastanti è fissata nella cover di “Pop Corn” dei torinesi La Strana Società che dalle ceneri di un gruppo Beat conquistano nel ‘72 l’etere nazionale, diventando la sigla della Domenica Sportiva grazie a una traccia Pop e progressiva che invitava a ballare quando ufficialmente non era ancora stato inventato nulla diretto a quello scopo. Tutto è in divenire. Se per il gruppo Fonit Cetra fa testo il suono del Moog, per altri come Giulio Camarca c’è ancora il Jazz che si ibrida, diventando Bossa e soprattutto con uno scarto decisivo, consegnandosi alle piste da ballo. Infatti, sta cambiando la musica e subito con lei i suoi spazi. Lasciando sullo sfondo le balere e il night club ovvero il divertimento operaio, contadino e borghese, arriva così il dancefloor, primo e vero approdo interclassista e libero, autentica piattaforma rivoluzionaria, umana e senza barriere che nel ’75 troverà la sua massima espressione nella nascita della Baia Degli Angeli di Gabicce, un luogo che si rivelerà ancora più visionario del leggendario Studio 54 di New York e con l’appropriazione dei luoghi si auto-generano i movimenti e prendono vita le nuove scene: Afro-Beat, Cosmic e New Wave, tanto per citarne alcune.

E’ una detonazione, per cui si crea un fenomeno a pioggia: le influenze della musica Afro-Americana e l’Elettronica Tedesca alla Kraftwerk piuttosto che il Krautrock stimolano massicciamente gli artisti piemontesi, i quali a loro volta iniziano a influenzare tutta la scena nazionale con quello che sarà poi chiamato l’ltalo Disco, uno dei fenomeni essenziali alla base della scena techno di Detroit, dell’House di Chicago e di varie evoluzioni della Euro Dance.

Nella decade 70 – 80 la regione si trasforma in un autentico continente sonoro, costellato da etichette seminali come la Drums Edizioni Musicali, la Voom Voom Music, la Shirak di Torino e la Phantom Records di Tortona piuttosto che da locali in cui arrivavano a scaldare il mixer Daniele Baldelli e Claudio “Mozart” Rispoli, provenienti dall’Emilia Romagna e da studi di registrazione in cui gravitavano i Monuments , Ego Neco o Svengile.

In questo primo capitolo, di fronte a un orizzonte così ricco, la selezione di Gianluca “I-Robots” Pandullo è andata obbligatoriamente in profondità, alle radici della storia della Musica Dance italiana e di questa era perduta, scavando letteralmente negli archivi e tra montagne di nastri, magari dimenticati da anni in garage e vecchi magazzini abbandonati. “Perché – dichiara il compilatore - nella musica c’è sempre un dare e avere, ma in questo periodo specifico l’Italia si è trovata a fare molto di più delle altre nazioni”.

Fabrizio Vespa

Dati Aggiornati al: 08-12-2016 22:02:09

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Giovedì 22-12-2016 alle 21:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Hiroshima Mon Amour

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento