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London to Brighton

London to Brighton

 

 

Sabato 6 maggio, ore 18 LONDON TO BRIGHTON un film di Paul Andrew Williams [Gran Bretagna • 2006 • 85'] Versione originale in inglese con sottotitoli. In collaborazione con il British Irish Film Fest (BIFF). Londra, 3:07 del mattino. Due donne entrano in una sporca e angusta toilette della stazione: Kelly, una prostituta di mezza età con il viso tumefatto dalle botte e un occhio che a malapena si apre ancora e Joanne, una ragazzina adolescente, terrorizzata e singhiozzante che non riesce a smettere di piangere. Con questa scena comincia “London to Brighton” il brillante debutto alla regia del fino ad allora solo sceneggiatore Paul Andrew Williams. E con quest’inquadratura ravvicinata sui due personaggi principali del film veniamo immediatamente catapultati in un torbido inferno fatto di squallore, abbandono, violenza e cattiveria. Kelly e Joanne stanno infatti scappando da Derek, il protettore di Kelly, che le sta inseguendo per conto di un importante criminale di zona, Stuart. Derek dovrà consegnare le due ragazze a Stuart e questo probabilmente le ucciderà. Un soggetto ed uno svolgimento semplice, diretto e lineare che dà inizio ad un vorticoso inseguimento da Londra fino a Brighton appunto, dove Kelly tenterà di portare Joanne da sua nonna per salvarla prima di tutto dalla morte, ma soprattutto dal rischio di vivere una vita come la sua, fatta di bassezza, rancore e squallore umano. Il ritmo incalzante ed avvincente ci immerge completamente in una storia in cui solo in corso d’opera - grazie ad un montaggio fatto di continui flashback – si riesce a comprendere quali eventi portano all’incipit iniziale e qual è la storia che accompagna ognuno dei vari personaggi. In questo modo essi non vengono introdotti al pubblico, ma li conosciamo mano a mano per il fardello e le colpe che si portano dietro, per tutto quel vissuto che ha ferite troppo profonde per essere risanate. I protagonisti sono quindi dei personaggi perduti, senza speranza, brutti, inadeguati – “un mondo di insetti che si ciba di insetti più piccoli” (recensione “The Guardian”) – non sono i “villains” palestrati e affascinanti di Guy Ritchie, ma sono personaggi con cui è praticamente impossibile empatizzare. Questo carattere fa sì che il film cresca in un clima di cinicità e crudo realismo. La violenza non viene mostrata ma celata dietro a porte socchiuse, accennata con suoni fuori campo che però ne amplificano la presenza, acuiscono l’ansia che essa provoca, disturbano lo spettatore perché inseguono come un fantasma e penetrano come una lancia dentro la sensibilità di ognuno mostrando senza filtri e alcun tipo di buonismo tutto lo squallore sociale purtroppo presente in molte realtà britanniche non solo londinesi. Una decadenza morale che ha origini politiche negli anni del Tatcherismo, dove a detta della “Lady di ferro”: “Non esisteva una cosa chiamata società, esisteva esclusivamente il valore e l’identità individuale”. Un egoismo prima politico-industriale poi trasformatosi, grazie alle conseguenze di quelle decisioni, in deriva sociale. Ma se “iLL Manors” era un safari urbano in una periferia abbandonata a se stessa, in cui la politica e la classe dirigente avevano delle colpe ben definite, con personaggi costantemente di un fronte ad un bivio, ma messi di fronte ad una speranza e ad una possibilità di salvezza, “London to Brighton” non giudica e non punta il dito, non si arroga questo diritto, mostra una realtà esistente e innegabile, mostra come la malavita ha approfittato di questa situazione. Insomma, non si salva nessuno, tranne uno, tranne la piccola Joanne, troppo piccola per dover entrare già a 13 anni in quella spirale e per la quale Kelly mostra un temporaneo istinto materno, tanto da rischiare la propria stessa vita pur di non trascinare Joanne nella sua. Williams strizza l’occhio e rende omaggio a diverse generazioni del cinema britannico, con una storia che sarebbe stata gradita al primo Ken Loach, una drammaturgia che richiama “Carter” di Mike Hodges, fino al più recente Shane Meadows di “Dead Man’s Shoes”. Il film, girato in pochi giorni, con pochissimo budget e molti attori non professionisti, è stato accolto trionfalmente dalla critica e da molti definito il miglior film britannico nel 2006. Paul Andrew Williams ha vinto, sempre per questo film, anche il premio come miglior regista emergente al Festival Internazionale del Cinema di Edinburgo e il premio come Miglior Produzione ai British Indipendent Film Award. Per oscuri motivi non è stato neanche considerato dalla distribuzione italiana. Il film è stato presentato in anteprima italiana lo scorso settembre all’interno del programma del British Irish Film Fest e fa parte di un filone tematico molto caro a me e al Direttore Daniele Manini che è quello della cosiddetta “Broken Britain”, ovvero l’analisi di quei fenomeni che hanno portato ad un profondo cambiamento di una parte della società (e soprattutto delle periferie) britannica dalla fine degli anni ’70 e che ha portato alla trasformazione e demonizzazione di quella che era la classe operaia del paese e che si è trasformata in una vera e propria piaga sociale diventata oggetto di studio per il cinema, la letteratura e la sociologia. Chiaro che questo tipo di approfondimento tematico non poteva trovare una casa migliore e più coerente di quella di “Portofranco”. Alessandro Tweed Battaglini Vice Direttore British Irish Film Fest Daniele Manini Direttore British Irish Film Fest Trailer: http://www.cineteatrobaretti.it/cineclub/index27.htm Prezzi: intero 3,50€, ridotto 2,50€ (under25, over65)

Dati Aggiornati al: 04-05-2017 14:28:36

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Sabato 06-05-2017 alle 18:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: CineTeatro Baretti

Indirizzo: Via Giuseppe Baretti, 4 Torino

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento