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Tarapìa Tapiòco - Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi, Angelo Spatola

Tarapìa Tapiòco - Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi, Angelo Spatola

 

 

Venerdì 1 Marzo ore 18.30, via Vincenzo Lancia 4, Torino, IDEM Studio inaugurerà la mostra dal titolo " Tarapìa Tapiòco" degli artisti Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi e Angelo Spatola.

L'evento curato da Maria Elena Marchetti, con l' intervento critico di Fabio Vito Lacertosa, segna il quinto appuntamento nel percorso del collettivo.

Ripercorrendo il cammino fatto da IDEM Studio, alla genesi " After School" e " OVERLOAD" che avevano visto l’immagine protagonista, una miccia che aveva percorso i perimetri delle opere della prima, conflagrando in uno scintillio di luci nella seconda. Con " Contiene Aromi Naturali" l’immagine risultava del tutto emancipata a tal punto da farla traboccare oltre i suoi confini, permettendole di invadere con prepotenza lo spazio, tanto da risultare ingrediente invasivo e disturbante. L’immagine, che nel percorso del collettivo è fulcro di narrazione, con la mostra " Aria Condizionata" trova la propria estrema sintesi, lasciando spazio a un bianco spettrale, sublime; una nebbiosa soglia, inizio e fine, trampolino per un bagno di latte nel nuovo mondo. Un mondo che si prospetta come uno sberleffo, una burla, alla visione univoca delle cose. Con " Tarapìa Tapiòco" , infatti, gli artisti Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi e Angelo Spatola, metteranno in scena un vero e proprio détournement situazionista, che modificherà l’usuale osservazione delle cose.

Maria Elena Marchetti


TARAPÌA TAPIÒCO
Lo sfondamento dello spazio, l’illusione di profondità, l’accesso ad una metratura più ampia, attraverso gli sfarzi della pittura, sono il dato di partenza del quinto appassionato capitolo della saga autoprodotta di Idem.
In Baragliu, Pigliapochi e Spatola, infatti, il moto e l’inquietudine di sempre paiono oggi realizzarsi come necessità di un ulteriore altrove. Un altrove linguistico e visivo – Tarapìa Tapioco – un paradiso che nasce una volta ancora dallo stupore dello spazio e finisce invece per correre lontano, lontanissimo, lungo la dorsale più aliena al mondo dell’arte che si possa immaginare. Mi riferisco alla commedia italiana più dolcemente funerea e provinciale, il granducato e la signoria che presumevamo di conoscere e che in realtà, puro esotismo, erano trompe l’oeil che non ingannano ma fortemente disilludono. La precisione di Pietro Germi e la ferocia millimetrica di Mario Monicelli sono lo spunto da ripercorrere attraverso il mito del genio nella sua particolare forma di irresoluto e nobile nomade. Colui il quale ottiene l’attimo di pacificazione attraverso la semplice zingarata, che poi è metafora della presenza dell’artista. “Che cos’è il genio?” La ricerca del senso, attraverso gli spazi incavati e vuotati dal nichilismo. Esserci e non esserci. Attendere orbite senza inseguire mode.
Il mondo è troppo piccolo e la provincia è immensa se percorsa a piedi. Il nomadismo di Baragliu, Pigliapochi, Spatola è il carnevale del non muoversi, fino al punto che, alle pendici del grattacielo Lancia, lo spazio è lo Spazio.
La riproposizione dell’elegia di un luogo in forma di mostra, pone interrogativi essenziali su chi lo abita mentre la necessità di dare definizioni visive sempre nuove apre il territorio alle sorprese e alle decorazioni. L’atto del discernere è una interessante opportunità di fare esperienza di immersione prospettica. Da una parte in rappresentanza di una sorta di empirismo e dall’altra una mappa del perdersi, verifica fulminea e supercazzola prematurata. Manìa e depressione, fulmine siderale e abisso ontologico. Vengono in mente quei cavi appoggiati sui fondali degli oceani, attraverso i quali viaggiano tutti i dati digitali intercontinentali, così veloci da dare l’illusione di essere aria. Così, mentre New York, Londra e Berlino sembrano vicine, il viaggio nell’abisso della conoscenza non dimentica la miniera più che umile delle origini. Le esplorazioni intrecciate agli spazi confondono e chiarificano il limite tra autore e opera, volta per volta. E segnano forse l’attuale debolezza di ogni azione individuale. Cavità e cattività rinchiudono la ricerca del senso nobile delle cose.
Elogio, encomio, laudatio.

Fabio Vito Lacertosa


Si ringrazia Laura De Stasio per la collaborazione tecnica nella realizzazione della mostra.


Inaugurazione: venerdì 1 Marzo ore 18.30 - 22.00
Dal 2 Marzo al 5 Aprile, visitabile su appuntamento.
Tel. 340 376 5958
progettoidem@gmail.com
evento Facebook: www.facebook.com/events/352160195378155/

Dati Aggiornati al: 01-03-2019 00:09:46

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Consultare sempre il sito web di riferimento.

 



Categoria: Mostre e Cultura

Quando: Alle 18:30 dal 01-03-2019 al 05-04-2019
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: IDEM Studio

Indirizzo: Via Vincenzo Lancia, 4 Torino

Prezzo: Gratis

Link: Sito Web dell'evento