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Nudi - Le ombre della violenza sulle donne

Nudi - Le ombre della violenza sulle donne

 

 

Una scena nuda per mettere a nudo la violenza sulle donne.
Il rapimento, il ricatto sessuale e psicologico, le botte: una costellazione di efferatezze che molti uomini compiono su molte donne.
Ma la violenza non si ferma con l’atto in sé, prosegue subdolamente in un clima sociale che spinge all’omertà e alla vergogna, che fruga nei dettagli imbarazzanti, che colpevolizza infine la donna.
Un argomento oggetto troppo spesso di silenzio, dimenticanza, clamore fuorviante.
Oltre i corpi degli attori, l’interazione con il video e la possibilità di sviluppare un rapporto con lo spettatore anche senza gli attori in un ambiente popolato da sole installazioni teatrali.
Un pugno in piena pancia, uno squarcio oltre le pareti domestiche e le facili esemplificazioni televisive, le denunce sui giornali e la saturazione mediatica priva di senso.
Un canto ininterrotto sulla differenza di genere.

scritto e interpretato da Bernardino Bonzani, Monica Morini
da un progetto di Elisabetta Musi
ricerca Bernardino Bonzani, Monica Morini, Elisabetta Musi
video Alessandro Scillitani
progetto luci Lucia Manghi
collaborazione tecnica Andrea Alfieri
collaborazione scenografica Franco Tanzi, Paola Villani
collaborazione alla ricerca Centro Antiviolenza di Parma, Associazione Nondasola di Reggio Emilia

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RECENSIONI

«...Bravi Monica Morini e Bernardino Bonzani. Moltissimi gli applausi carichi anche di solidarietà, commozione, coinvolgimento emotivo...
...brevi scene con Monica Morini e Bemardino Bonzani che mutano continuamente i loro personaggi, rendendo evidenti, anche con passaggi di dolorosa immedesimazione, i meccanismi della tensione nata spesso dal nulla, motivazioni pretesto per l’aggressività irrazionale di lui e il tremore, gli assurdi sensi di colpa di lei...
...Particolarmente toccanti alcuni momenti di smarrimento, di spavento di lei.
Ma ben costruite anche alcune situazioni che sintetizzano altri pensieri e stati d’animo, a volte contraddizioni all’interno del mondo femminile: la moglie che protegge il marito, la madre che difende il figlio, ancora più profonde allora le ferite in chi, dopo la violenza, l’aggressione, avverte più vasta la solitudine, difficile pensare con serenità e fiducia al futuro...» (Valeria Ottolenghi)

«Rapite, violentate, picchiate come tamburi, ricattate sessualmente.
E sempre più spesso, come atto dovuto, anche il dettaglio efferato, la firma splatter a suggellare il disprezzo per quel corpo di donna.
Cronaca di tutti i giorni, che si accanisce in ricostruzioni psico-criminologiche specie quando la vicenda ha il sapore del giallo, del noir.
Quotidianamente si ripetono episodi di straordinaria disumanità che le leggi perverse dell’audience contribuiscono a ridurre all’insignificanza, a rendere ordinari, senza presa, privi di ascolto.
E così il sonno della ragione, del senso critico, dell’indignazione, produce insensibilità mostruose, incapaci di ribellarsi, di immaginare ed esigere una convivenza diversa.
Un lavoro teatrale che si propone con un forte impatto emotivo, affidato a volte a toni provocatori e che chiede allo spettatore di attraversare i luoghi e gli umori della violenza, di lasciarsi attraversare dai vissuti di corpi abusati, dilaniati, repressi, di avvertire fino in fondo la propria condizione disperata.
Nudi di fronte al male: senza difese e senza alibi.» (Dal progetto Nudi di fronte al male - Premio 8 marzo, Provincia di Parma Assessorato Pari Opportunità)

«Liti, discussioni. Normali vicissitudini nel rapporto di coppia. Poi ogni tanto gesti e parole " sopra le righe" . Eccezioni: possono capitare.
Da lì la sensazione che si vada via via perdendo la misura di quanto è tollerabile. D’altra parte una reazione tanto violenta è la conseguenza di una provocazione altrettanto aggressiva... o no?!
La vita di coppia continua, tra schiaffi e carezze. Ma quello che non si vede sono i confini che vanno sbiadendo: cosa ho fatto per meritarmi questo? Se accade è perché in qualche modo l’ho voluto.
Prima non era così, non ero così... Devo chiedere aiuto... ma se non mi credessero? Se avesse ragione lui e il problema è solo mio, del mio carattere, dei cambiamenti degli ultimi tempi...
E poi la gente..., le nostre famiglie..., cosa direbbero? Direbbero che mi sono sbagliata, che dovevo pensarci prima, che è questo il mio posto... Ma io..., io, cosa voglio? Cosa è giusto secondo me? Riesco ancora a decidere, a desiderare qualcosa per me, per il mio futuro..., un futuro diverso? Non so, forse non so più nemmeno pensare...
L’insidia più sottile della violenza, della violenza alle donne in particolare, è che essa si insinua silenziosa tra le trame ordinarie della vita domestica (di 6 milioni 743 mila donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, il 14.3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia – da un partner o da un ex partner – il 24,7% da un altro uomo. Fonte ISTAT 2006) o delle relazioni di conoscenza.
Là dove non ci si aspetterebbe che un compagno, un amico, un marito possa trasformarsi da confidente a carnefice.
Lo sconcerto gioca una funzione paralizzante e nel vortice identitario che a volte non ha nemmeno il tempo di manifestarsi (chi è lui? Lo stesso di prima? Un altro? E come ho fatto a non immaginare? A non accorgermi, io...? O forse sono io che ho travisato..., capito male...), le spore della violenza hanno già attecchito, i tentacoli immobilizzato, la vergogna ammutolito.
La violenza fisica è spesso al centro di una violenza psicologica minuziosamente costruita da parte dell’aguzzino. Una violenza subdola che tiene in trappola, imbavaglia.
Difficile liberarsi. Specie se la spettacolizzazione mediatica rischia di legittimarne - seppur involontariamente - il ricorso, esponendo le donne a descrizioni spietate e liquidando rapidamente i colpevoli con giudizi sommari e in fondo poco esplorativi.
Quotidianamente si ripetono episodi di straordinaria disumanità che le leggi perverse dell’audience contribuiscono a ridurre all’insignificanza, a rendere ordinari, senza presa, privi di ascolto.
E così il sonno della ragione, del senso critico, dell’indignazione, produce insensibilità mostruose, incapaci di ribellarsi, di immaginare ed esigere una convivenza diversa.» (" Tradurre la violenza in domanda di senso e la domanda in coscienza morale" di Elisabetta Musi)

Dati Aggiornati al: 03-03-2015 00:15:17

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Domenica 15-03-2015 alle 18:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Teatro Cardinal Massaia

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento