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Presentazione libro TORINO MILANO [cinquanta fotografie senza mirino]

Presentazione libro TORINO MILANO [cinquanta fotografie senza mirino]

 

 

Alle ore 15 presso la sala workshop (pad 2)

Un libro che nasce da una macchina / A Book Born from a Camera

di Ugo Castagnotto

Fotografare l’infinito
To photograph the infinite

da un punto fisso
From a fixed point

o fotografare un punto fisso
Or photograph a fixed point
da un’infinità di punti?
from an infinity of points?

Non diversamente dagli altri fotografi, succede a Giorgio e Piero di fare scatti da una prospettiva.
Toh, guarda! - viene da dire, - una fila di finestre, arcate, facciate, lesene, una striscia di cielo in alto tra le cimase: dagli scatti in successione succede alle loro foto di mostrarci quello che c’è sopra, ma anche sotto l’architettura.

Due città

Il fiume Po lambisce un fianco di Torino adagiata sulla sua sponda sinistra. Sull’altra ripa si erge una quinta verticale di colline verdeggianti dove lo sguardo rimbalza come da un palco di teatro verso il fondale di catene montuose innevate.
Milano si estende con linee di fuga a raggiera in uscita dalla stazza del suo immenso duomo, centro gravitazionale che pesa su una piana di circonvallazioni concentriche dove l’automobilista viene risucchiato come dentro anelli di Saturno.
Non ci potrebbero essere due geometrie dello sguardo più diverse e irreducibili tra di loro.
Fotografare Torino è un’intrusione nel backstage di una prova sospesa a tempo indeterminato in assenza di copione.
Milano è aerofotografia nello spazio sospeso dove l’occhio sfuggito agli ormeggi come una mongolfiera sale o precipita senza una cloche per pilotare.
Immerso in uno spazio di scena o nella scena dello spazio, in entrambi i casi è uno sguardo sfrattato dalla geometria dell’inquadratura proprietaria.

Due macchine

Chi sfogliando un album si sofferma su una delle foto non può sfuggire alla sensazione di affacciarsi da una finestra su una scena perenne. Il davanzale è il margine in basso della cornice. Le foto scontornate sono più nude di quelle riquadrate dal margine bianco di carta e solitamente riposano di meno poiché non hanno l’appoggio del davanzale da cui affacciarsi come da una stanza dove ci si sente a casa.
Una scatto senza cornice trasmette una sorta di disorientamento se non addirittura la vertigine di trovarsi a guardare in basso con la suspence di perdere l’ancoraggio alle geometrie in muratura dei libri d’arte.
L’ormeggio della fotografia è il mirino: il visore dell’inquadratura.
Quando non c’erano ancora i droni, Giorgio Viano appendeva una macchina fotografica ad un palloncino aerostatico per fare delle riprese zenitali dei siti archeologici valdostani.
Per eseguire evoluzioni a 360˚ ha progettato una macchina a rotazione automatica, che gira su stessa e fa ruotare macchine fotografiche senza mirino. Una macchina per automatizzare l’inquadratura.
Senza sapere uno dell’altro, Piero faceva foto panoramiche senza bisogno della macchina come supporto meccanico dell’inquadratura, usando direttamente la “panoramica” come linguaggio automatico.
La macchina di Piero è un prototipo di camera panoramica analogica che fa la foto a 360˚ utilizzando una pellicola da 70 mm e con un’ottica decentrabile – da banco ottico – APO Grandangon 35 mm f 4.5 (il diaframma di apertura).
Se non avesse incontrato Giorgio, quello che faceva Piero “non si vedeva” non essendoci la macchina che “dice” che l’operazione è automatica.
Tuttavia Giorgio lo ha visto: “Chi è questo qui che fotografa come me?” si è informato.

Due fotografi

E’ stato un incontro rivelatore anche se tra loro due non c’erano segreti da svelare. Entrambi sapevano alla perfezione che cosa stavano facendo e il procedimento professionale che avevano adottato. La rivelazione è stata nel vedere la propria metodologia applicata ad un altro lavoro, scoprirla come linguaggio.
Questa scoperta è valsa anche a superare da parte loro un certo naturale pudore e ritegno a scoprirsi artisti, essendo inconfutabile che il loro modo di lavorare contiene l’ ABC ( o se si preferisce, il DNA) di una ricerca e di un’esperienza estetica.
Piero aveva addirittura esagerato in umiltà limitando l’impiego del proprio linguaggio al medium delle cartoline. Nonostante il successo e gli apprezzamenti sulla qualità delle sue “opere” – che non ha mai osato chiamare tali - ha esitato a lungo anche solo a convincersi che stava facendo delle foto di architettura.
Prima di lui ne erano convinti gli architetti che hanno valutato - da osservatori interessati - la doppia valenza della sua impostazione: che per un verso, contempla, rispettandoli , i canoni della classica documentazione professionale della foto di architettura; per un altro verso, spalanca lo sguardo alle suggestioni avventurose della poesia. Non è stato Proust a sostenere che per essere degli esploratori non occorre scoprire nuove terre, ma avere nuovi occhi?

La fotografia, macchina narrante

L’eventualità che lo scenario architettonico - una volta privato della carpenteria prospettica dell’inquadratura fissa - possa accartocciarsi e afflosciarsi su se stesso, viene scongiurata dalla portanza dei perimetri verticali delle immagini in successione temporale: l’esplorazione in automatico dello spazio urbano diventa programma narrativo.
Senza il punto fisso dell’inquadratura il punto serve a stabilire la selezione tra i volumi. La foto panoramica di Piero e Giorgio ci fa riscoprire la figura del paesaggio sotto la discontinuità delle costruzioni. Ma anche la figura delle costruzioni sotto la discontinuità del panorama. I canoni classici della fotografia di architettura sono reinventati e ricomposti dall’osservatore mentre cerca tante prospettive, come se fosse inserito all’interno di un cerchio e dell’immaginario della città, che si rigenera in una catturante peripezia.
La destrutturazione dell’inquadratura cambia il modo di vedere che si rigenera costantemente immergendo lo spettatore-esploratore in un’esperienza estetica: la sorpresa di quello ce solitamente non si vede.
Fotografare l’infinito da un punto fisso o fotografare un punto fisso da un’infinità di punti? Il libro di Giorgio e Piero non dà la risposta, ma pone incessantemente la domanda a chi lo sfoglia. Una domanda che riscrive continuamente il libro, che dura nel tempo perché cambia lo sguardo sulle cose.

Ugo Castagnotto

Not unlike other photographers, Giorgio and Piero also happen to play with perspective when taking pictures. Well well, just look! - you might say, - a row of windows, arches, facades, columns, a strip of sky up in the middle of the cymatium: from a sequence of shots the pictures reveal what lies above, but also beneath the architecture.

Two Cities

The Po river laps against one side of Torino lying on the left bank. On the other side stands a perpendicular wing of verdant hills on which your gaze falls only to drift, as if from the stage to the backdrop, to a chain of snowy mountains.
Milano stretches outward; its lines of flight radiating from the figure of its immense cathedral, a gravitational centre that rests on a plain of concentric ring roads where motorists are sucked in as if inside the rings of Saturn.
There couldn’t be two more different and fixed designs to be seen. Photographing Torino is an intrusion backstage during a rehearsal, delayed indefinitely because the script is missing.
Milan is an air photograph suspended in space where the eye has escaped the mooring mast like a hot air balloon rising or falling without a control stick to pilot it.
Immersed in the space of a scene or in the scene of space, in both cases it is a vision cast out by the design of the owner’s angle.

Two Cameras

Whoever, flipping through an album, stops to dwell on one of the pictures, can’t escape the feeling that they are looking out of a window onto an endless scene. The windowsill is the bottom of the frame. Borderless pictures are more naked than those framed by the white margins of the paper and usually repose less since there is no windowsill to lean on while gazing out as if from the window of their home.
A shot with no border conveys bewilderment of a sort, if not an utter sense of vertigo from looking downward, anxious that its anchorage to the concrete design of art books will be lost.
A photograph’s mooring mast is the viewfinder: the viewer of the angle.
When drones still did not exist, Giorgio Jano was already hanging his camera from an aerostatic balloon to take zenith photos of archaeological sites in Val d’Aosta.
To carry out 360˚ evolutions he designed an automatically rotating camera, which pivots and makes the cameras rotate with no view finder. A camera that automatically shoots the picture.
Without knowing each other, Piero was taking panoramic pictures with a camera that had no mechanical support for the shot, using the “panorama” as an automatic language.
Piero’s camera is a prototype of an analog panoramic camera that takes pictures at 360˚ using a 70 mm film and a tilt -shift lens– from an optical bench – APO Grandangon 35 mm f 4.5 (the diaphragm opening).
If he had not met Giorgio, what Piero was doing “would not have been seen” since the camera was not there to “say” that the operation was automatic.
However, Giorgio saw it: “Who is this photographer like me?”, he enquired.

Two photographers

It was a revealing encounter even if there were no secrets for them to reveal. Both knew perfectly well what they were doing and the professional procedure they had used. The revelation was seeing their own methodology applied to another work, discovering it as a language.
This discovery also helped them to overcome a certain natural modesty and reserve and discover themselves as artists, since their way of working indisputably contained the ABCs (or if your prefer, the DNA) of research and aesthetic experience.
Piero was actually too humble, limiting the use of his own language to postcards. Despite his success and the praise received for the quality of his “works” – as he had never dared to call them – it took him a long time to understand that he was really taking architectural photos.
Before him, the architects who - as interested observers - had judged the double significance of his style were convinced: on the one hand, it contemplates, while respecting, the canons of a classic professional documentation of architectural photos; on the other, it opens up the line of vision to adventurous suggestions of poetry. Wasn’t it Proust who held that to be an explorer you did not have to discover new worlds, but see things with new eyes?

Photography, a narrative machine

The risk that the architectural scenario - once deprived of the fixed angles of prospective carpentry – might crumple up and droop, can be averted by the lift of vertical perimeters given by pictures in temporal succession: the automatic exploration of urban space becomes a narrative programme.
Without a fixed point in the shot, the point serves to decide what to choose from the masses and voids. The panoramic photo by Piero and Giorgio helps us rediscover the figure of the landscape under the discontinuity of constructions. But also the figure of constructions under the discontinuity of the panorama. The classic canons of architectural photography are reinvented and recomposed by the observer while he looks for the many perspectives, as if he were inside a circle and the imagination of the city, which is regenerated in a captivating adventure.
The destructuring of the shot changes the way of seeing things which is constantly regenerated, plunging the spectator-explorer into an aesthetic experience: the surprise of what is usually not seen.
To photograph the infinite from a fixed point or to photograph a fixed point from an infinity of points? Giorgio’s and Piero’s book doesn’t give one answer, but incessantly poses this question to those who leaf through the book; a question that will continually re-write the book that lasts through time because it changes the perspective of things.




Un libro che nasce da un incontro

di Piero Ottaviano

Questo libro nasce da una macchina, come scrive Castagnotto, e probabilmente dal mio incontro con le fotografie di Giorgio a una mostra della Libreria Editrice Agorà di Torino all’inizio degli anni Novanta. Le foto in mostra erano panoramiche torinesi realizzate con una macchina analogica formato 6x14 cm dotata di un'ottica decentrabile. Da allora la mia visione non ha più smesso di desiderare e produrre panoramiche.
Se ne accorse il mio editore di cartoline dell’epoca, Ediglobo, il quale dovette modificare la dimensione degli stampati e degli espositori. Se ne accorsero gli acquirenti delle mie foto, perché nelle loro case gli spazi dovevano essere sempre lunghi e stretti. Se ne accorse dopo molti anni camminando per Torino e imbattendosi, guarda un po', nelle mie cartoline, anche Giorgio il quale telefonò a Marina, sua ex alunna di matematica e autrice del progetto grafico delle stesse, e le chiese di farci conoscere.
Così, quattro anni fa, viaggiavo verso Castagnole delle Lanze, dove abita Jano, con l’emozione di chi finalmente conosce uno dei suoi maestri. Era successo molti anni prima anche con Mario Giacomelli, e sempre dopo aver “incontrato” le sue foto in una esposizione all’Agorà.
Iniziava così la nostra amicizia: lavorando intorno all’ultimo prototipo di camera che Jano stava assemblando, ritrovandoci fisicamente per visionare i risultati, osservando direttamente i negativi, sempre con il lieto fine del pranzo in cascina coccolati dalle prelibatezze e supportati dai consigli di Adriana, la compagna di Giorgio.

In questo libro, come nel progetto che coinvolge anche altre città italiane, c’è la passione per l’utilizzo di una cultura della fotografia che arriva dalla camera oscura, dallo sviluppo e dalla stampa chimica: la cultura analogica da cui sia io che Giorgio proveniamo, senza rinunciare all’utilizzo del digitale, anzi integrandolo nel processo produttivo.
Il negativo, dopo essere stato sviluppato, viene scansionato, lavorato nelle ombre e nelle luci e poi stampato in grande formato con una stampante a getto di inchiostro su carta cotone con inchiostri ai pigmenti di carbone.

Le fotografie qui riprodotte sono realizzate a partire dal 2012; gli scatti di Milano li ho effettuati insieme a Jano, vero conoscitore di questa città.
Torino e Milano!... Gemellate culturalmente, in cammino lungo una direttrice di sviluppo comune in costruzione, così diverse architettonicamente… . Unirle fotograficamente in questo volume è stato possibile grazie al linguaggio della camera progettata da Jano.
Tutte le macchine costruite da Jano sono frutto di complessi calcoli e di grande passione. La 2pigrecof camera è stata concepita per spazi stretti ed è senza mirino. Imparare ad usarla è come riuscire a utilizzare un arto che non sapevi di avere. Alla fine però è tuo.
La fotografia panoramica a 360° mette in relazione le architetture che stanno dietro con quelle davanti, in una foto si hanno tutte le situazioni di luce possibili, il risultato ha le linee dritte solo in verticale, è un superamento delle due dimensioni senza arrivare a tre, ti consente e ti obbliga a considerare tutto quello che ti circonda.
Sono convinto che le sensazioni che produce lo sguardo, in un determinato punto e orientato in una determinata direzione siano anche la somma delle visioni verso le altre angolazioni. C’è sempre un soggetto dominante, ma è la sua relazione con tutti gli altri (le altre visioni) che produce l’esperienza visiva. La scansione dello spazio operata dalla macchina di Giorgio ha caratteristiche tecniche uniche e riproduce questo processo cognitivo. Il risultato è influenzato sia dal punto da cui si scatta, poiché da esso dipende la relazione tra i volumi delle architetture, sia dal punto da cui inizia la scansione, in quanto questo determina quale sarà il soggetto dominante.





Dilatare l’orizzonte
di Giorgio Jano



Torino Milano – cinquanta fotografie senza mirino – nasce dall'incontro e dalla collaborazione di due fotografi torinesi, molto diversi per età e per formazione.
Giorgio Jano, classe 1948, è uno specialista di fotografia di architettura e di archeologia, per questi settori ha progettato e costruito diversi strumenti speciali destinati a risolvere problemi specifici di ripresa e di visualizzazione. Pierpaolo Ottaviano, classe 1967, è un fotografo che si occupa di fotografia di paesaggio urbano e reportage di eventi. Dalla fortunata sintesi di queste diverse competenze è nato uno strumento speciale che, progettato e costruito da Jano a scopo inizialmente sperimentale e " accademico" , è stato poi perfezionato con il contributo di Ottaviano fino a rivelarsi in grado di competere con successo con le poche e costose camere commerciali dello stesso settore.
Si tratta di una fotocamera analogica panoramica grandangolare costruita manualmente e con alcuni pezzi di recupero, che utilizza speciali pellicole 70 mm per fotografia aerea sia in bianco/nero che a colori, espressamente disegnata per la veduta di paesaggio urbano. Essa produce, per vedute a 360°, fotogrammi di grande formato 6x22 cm circa, suscettibili di forti ingrandimenti a ragione dell'accuratezza costruttiva nonché delle notevoli prestazioni dell'obiettivo decentrabile di cui è dotata, l'Apo-Grandagon 35 mm.
Le città sono state documentate nel tempo da grandi firme della fotografia. Un esempio a noi vicino può essere quello di Milano dove spicca il nome di Gabriele Basilico il quale, a partire dagli anni '70, ne ha fotografato gli aspetti più noti e meno noti, concorrendo per molto tempo a costruire addirittura, non solo per i milanesi, la fisionomia della città. Ma se in quegli anni, dominati dalla moda della " fotografia sociale" , il recupero dei modi e delle tecniche della fotografia di architettura poteva apparire come un'operazione innovativa e trasgressiva (non è " sociale" fotografare l'ambiente urbano in cui l'uomo vive?...), oggi, alla luce della nuova sensibilità visiva maturata anche grazie alle spettacolari possibilità offerte dall'immagine digitale, è necessario aggiornare lo sguardo, senza rifiutare alcuni degli stilemi della fotografia classica di architettura quali il controllo prospettico, il grande formato del negativo, l'uso appropriato dei filtri, il decentramento delle ottiche ecc. Con la fotografia panoramica non si fotografano i singoli edifici, le singole vie e le singole architetture industriali, ma è possibile dilatare l'orizzonte visivo fino a cogliere il contesto generale degli spazi urbani e dei monumenti.
Con questa camera panoramica analogica, che presenta molti vantaggi rispetto alla fotografia digitale, gli Autori sperano, con il loro lavoro, di avere offerto una visione aggiornata delle città.








Piero Ottaviano è nato a Torino nel 1967.
Si è dedicato alla fotografia, come autodidatta, fin dagli anni '80.
Dal 1991, abbandonata la sua professione di chimico, si dedica a tempo pieno a quella di fotografo, occupandosi di paesaggio urbano, architettura e reportage di eventi.
Le sue immagini sono usate per la promozione del territorio nelle principali città italiane e pubblicate dall’editoria turistica nonché dalle più importanti agenzie di comunicazione.

Giorgio Jano è nato a Torino nel 1948.
Si è dedicato alla fotografia, come autodidatta, fin dagli anni '70, abbandonati gli studi di matematica. Negli anni '80 è stato responsabile del Gabinetto fotografico del dipartimento di Archeologia dell'Università di Torino. Ha pubblicato libri dedicati all'architettura, all'archeologia, al paesaggio urbano e al paesaggio antropizzato, tutti illustrati con immagini prodotte da camere fotografiche progettate e costruite " ad hoc" , per risolvere o semplificare specifici problemi di rappresentazione.

A Book Born from an Encounter
Piero Ottaviano


This book was born from a camera, as Castagnotto writes, and probably from my encounter with Giorgio’s photographs at an exhibit by the Turin publishing house, Libreria Editrice Agorà at the beginning of the Nineties. The photos on exhibit were panoramas of Torino taken with a 6 X 14cm analog camera equipped with a tilt - shift lens. Since then I never ceased looking for and creating panoramic photos.
The editor of my postcards, Ediglobo at the time, realized it since he had to modify the size of my prints and the display stands. My clients realized it because they needed increasing longer and narrower spaces in their houses for my photos. Many years later, while walking along the streets of Torino Giorgio realized it when he chanced upon my postcards. He called Marina, an ex- math student of his and author of the graphic project for my postcards and asked her to introduce us.
Thus, four years ago, I found myself travelling to Castagnole delle Lanze, where Jano lives, feeling like a pupil who would finally meet one of his masters. The same thing had already occurred many years earlier with Mario Giacomelli, when I “met” his photos at another exhibition at Agorà.
That’s how our friendship began: working on the latest prototype camera that Jano was putting together, physically spending time together to examine the final product, personally observing the negatives, with the usual happy ending: indulging in the delicacies offered by lunch at a local farmhouse and supported by advice from Adriana, Giorgio’s partner.

In this book, as in the project involving other Italian cities as well, there is a love for the tradition of photography that comes with the camera obscura, chemical development and printing: that analog photography that both Giorgio and I grew up with, without snubbing digital photography, but integrating it into the productive process.
The negative, after being developed is scanned and then the lighting and shading is elaborated. Finally it is printed in large format with an ink-jet printer on cotton paper using carbon pigments.

The photographs reproduced here were taken from 2012 on; I took ny shots of Milan with Jano, the true expert of this city.
Torino and Milan!... culturally twinned yet so architecturally different, pursuing the development of common cultural projects in continual evolution… It was possible to put them together photographically in this volume thanks to the language of Jano’s personally designed camera.
All the cameras built by Jano are the result of complex calculations and a great passion. The 2pigrecof camera was created for narrow spaces and has no view-finder. Learning how to use it is like managing to use a limb that you didn’t know you had. In the end, however, it is yours.
360° panoramic photography relates the architecture in the back with the architecture in front; in a photo there is every kind of lighting possible; in the final product the only straight lines are vertical; It goes beyond two dimensions but does not quite make three. It allows you and forces you to consider everything surrounding you.
I am certain that the feelings the shot produces when taken from one particular point and looking in a specific direction are also the sum of what is seen looking at the other perspectives. One subject always dominates, but it is its relationship with the others (the other scenes) that produces the visual experience. Giorgio’s camera using unique technical characteristics to pan the space reproduces this cognitive process. The result is influenced by both the point it is shot from, since the relationships between the size of the architectures depend upon this, and by the point where the panning begins, since this determines what the dominating subject will be.






Extending the Horizon
Giorgio Jano



Torino Milan – fifty photographs with no view-finder – was born from an encounter and collaboration of two Turin photographers, very different in age and training.
Giorgio Jano, born in 1948, is a photographer specialized in architectural and archaeology photography. For these fields he has designed and built various special instruments to resolve specific problems with shooting and visualization. Pierpaolo Ottaviano, born in 1967, is a photographer specialized in urban landscapes and events photography. From the fortunate synthesis of these different talents a special instrument was devised which, designed and built by Jano, initially for experimental and academic purposes, was later perfected with a contribution by Ottaviano so that it could compete successfully with the few and expensive cameras commercially available in the same field.
It is a wide-angle analog panorama camera built by hand and with old camera parts, which uses special 70 mm film for aerial photography in both black and white and colour, designed expressly for scenes of urban landscapes. This produces, for 360° shots, large format (6x22 cm circa) single pictures, and permits considerable enlargements because of the precision with which it was made, as well as the remarkable performance of its Apo-Grandagon 35mm tilt shift lens.
The cities were documented in the periods of big name photography. A good example of photographer close to us might be the name of Gabriele Basilico for Milan as, beginning in the Seventies, he took pictures of the city’s most and least famous aspects, thus contributing for many years to constructing, nothing short of, its physiognomy familiar to the Milanese and non Milanese alike. Yet if in those years, dominated by the fashion of “social photography”, the return to the methods and techniques of architectural photography might have seemed like an innovative and transgressive operation (isn’t it “social” to photograph urban settings where people live?...), today, aware of the new visual sensitivity that has evolved thanks to the spectacular possibilities offered by new digital images, it is necessary to update the picture, without rejecting some of the stylistic features of classic architectural photography such as perspective control, large format negatives, the appropriate use of filters, tilt -shift lenses etc. Panoramic photography does not take pictures of only single buildings, single streets and single industrial architectures, but it can also broaden the visual horizon so that it shows the general setting of urban spaces and monuments.
With this analog panoramic camera, which offers many advantages compared to digital photography, the Authors hope their works have passed on an updated vision of the cities.









Piero Ottaviano was born in Torino in 1967.
He is a self-taught photographer and has worked with photography since the Eighties.
In 1991 he left his job as a chemist to become a full time photographer, specializing in urban landscapes, architecture and events photography.
His photos have been used to promote major Italian cities and printed by publishers specialized in tourism and important communications agencies.

Giorgio Jano was born in Torino in 1948.
He is a self-taught photographer and has worked with photography since the Seventies, when he gave up his studies in mathematics.
In the Eighties he was the head of the photographer’s studio for the department of Archaeology at the University of Torino.
He has published books dedicated to architecture, archaeology, urban and anthropized landscapes, all illustrated with photos taken with his cameras specially designed and constructed to resolve or simplify specific problems of representation.

Dati Aggiornati al: 14-05-2015 08:09:25

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Categoria: Mostre e Cultura

Quando: Domenica 17-05-2015 alle 15:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Lingotto Fiere

Indirizzo: via Nizza 294 Torino

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento