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CINEFORUM THE BLUES: " Warming By The Devil's Fire" un film di Charles Burnett del 2003 dur.89' sub.ita

CINEFORUM THE BLUES: " Warming By The Devil's Fire"  un film di Charles Burnett del 2003 dur.89' sub.ita

 

 

Ingresso free!
ore 21.30 puntuale
CINEFORUM THE BLUES: " Warming By The Devil's Fire" un film di Charles Burnett del 2003 dur.89' sub.ita

" Warming by the Devil's Fire" di Charles Burnett nasce nel racconto del vissuto (o simil-vissuto) del regista, unico afro-americano della serie (Scorsese chiese a Spike Lee, che rinunciò).

Burnett s'immedesima in un ragazzino e racconta che nasce a Vicksburg, Mississippi, ma viene portato presto a Los Angeles. La sua mamma adora il blues, la nonna invece il gospel ed è sinceramente convinta che il blues sia la musica del diavolo. Giù in Mississippi sono rimasti alcuni parenti, tra cui uno zio predicatore: è là che la nonna e la mamma lo mandano, in treno - dove ha le sue radici - per metterlo sulla retta via attraverso gli insegnamenti del pastore, lo zio Flem. L'epoca è quella dei pieni anni '50 e il ragazzino ha 11 anni: secondo loro, l'opera di " salvezza" deve assolutamente avvenire " prima dei 12 anni" .

Il bimbetto però è intercettato alla stazione dei treni di New Orleans da un altro zio, un bluesman dilettante di Jackson, Buddy Taylor, che non è uno stinco di santo. Da questo momento il giovane Charles assapora una vita diversa, che non immaginava, e almeno, dice zio Buddy, " ora avrai dei buoni motivi per essere salvato" .

Uncle Buddy, così chiamato da suo padre in onore di Buddy Bolden, lo porta in giro per il Mississippi con una macchina vinta ai dadi, attraverso i racconti delle storie dei neri ai primi del secolo '900, nelle case delle sue donne, e a incontrare amici musicisti che hanno conosciuto e visto suonare bluesman famosi. Durante questo soggiorno Charles abita nella piccola casa dello zio, una specie di museo, piena di poster, articoli, fotografie e 78 giri dei suoi idoli. Dormono nello stesso letto: durante la notte il ragazzo si sveglia perché Buddy, sognando di musica, batte i piedi nel sonno al ritmo della musica jazz di New Orleans, e quando va in bagno – una latrina in legno dietro alla casa – scopre che anche là è pieno di foto, locandine e dischi di blues.

Lo zio raggiunge il limite consentito quando una sera lo porta in un juke joint e così, tra accoltellamenti e liquore in quantità, qualcuno avverte lo zio Flem, il predicatore, che viene e porta via il piccolo: i due si salutano con un abbraccio, non sappiamo se si rivedranno, ma alla fine del film viene mostrata una foto dei due zii insieme, con Buddy redento, diventato predicatore lui stesso.

La storia è questa, raccontata senza dovizia di particolari e in modo molto semplice, con gli attori che non sembrano veri attori (come in un fotoromanzo, ho avuto l'impressione di veder apparire il fumetto con le parole da un momento all'altro), e con abbondanza di stereotipi blues. Attraverso questi stereotipi il racconto anela a distinguere il peccato del blues dalla purezza del gospel, per poi arrivare al messaggio di redenzione per chi sente il desiderio di smettere di scaldarsi al fuoco del diavolo.

E' evidente che nessuno dei due argomenti, vale a dire il bene e il male, sono veramente affrontati, ma sono più che altro macchiettati: il bene è rappresentato, oltre che dall'innocenza del ragazzo, più che dalla figura dello zio Flem dal sogno solitario che Charles vive in una chiesa vuota, con l'esaltata predica di un preacher immaginario quanto reale, dall'altisonante, tormentata voce, che sembra tanto quella di Son House. Il male invece tende a mantenere lo spirito terreno e avventuroso attraverso la figura dello zio Buddy che però, per quanto un po' beone, mano lunga e poco di buono, non convince, raccontando in modo leggero il peccato più che rappresentarlo, con un personaggio che sembra voler essere due facce di una stessa medaglia.

Questa trama quindi, che in un dramma avrebbe potuto creare interessanti aspetti narrativi, qui non è sviluppata, ma solo accennata, credo per permettere al film d'aver la funzione che ha, all'interno della serie: non un'opera cinematografica a sé stante, con valori narrativi e poetici, ma qualcosa che racconti qualche aspetto del blues in modo romanzato, calibrando con ironia e leggerezza, prendendo spunto dalla storia personale del regista per raccontare il blues conosciuto da giovane, mostrando com'era fatto, soprattutto prima dell'era elettrica, attraverso i filmati e le canzoni di alcuni dei suoi protagonisti. Forse l'unico tocco d'arte cinematografica è mostrare le vecchie immagini di repertorio mischiate con le scene di finzione, facendolo al momento giusto e con l'uso di dissolvenze dal b/n al colore. Il racconto va così dal passato al presente (sempre anni '50) sulla scia dei ricordi in modo realistico, ma pur sempre sull'onda della memoria, mantenendo l'arrivo del ragazzino a New Orleans in b/n, mischiandosi in questo modo agli emigranti neri dell'epoca. Dal racconto dell'arrivo a New Orleans poi partono altre immagini di repertorio dedicate alla città, sulla musica di Big Bill Broonzy in un vecchio filmato, con Buddy a raccontare dei primi protagonisti del jazz e del blues, delle bande musicali di strada, le string band e le jug band, immagini della Memphis Jug Band e di un funerale con la musica triste all'andata.

Un discreto spazio viene dato alle cantanti degli anni '20, ricordandone alcune tra le più grandi, come Bessie Smith, con uno spezzone del film in cui recitò nel '29, " St. Louis Blues" , ispirato dalla canzone di W.C. Handy cantata dalla Smith. Nel film la canzone ha un coro e un'intera orchestra, ma è stata una rivelazione accorgermi solo ora in questo frangente, della familiarità di un passaggio musicale con " Summertime" ; a questo punto credo proprio che Gershwin abbia preso da qua.

Ci sono anche un'imponente Mamie Smith, con " Lord, Lord, Lord" , le grandi Victoria Spivey e Ida Cox, una un po' insipida, o semplicemente troppo vecchia, Elizabeth Cotten con " Freight Train" e intervista, una favolosa Sister Rosetta Tharpe con " Up Above My Head (I Hear Music in the Air)" e Dinah Washington con " I Don't Hurt Anymore" : non se ne avrebbe mai abbastanza.
Scorrono sulle immagini anche la voce di Ma' Rainey (" See See Rider" , con Louis Armstrong alla tromba), di Billie Holiday, struggente ed empatica (" I'm A Fool To Want You" ) e di Lucille Bogan: lo zio la mette sul piatto del giradischi in presenza del nipote, ma l'interrompe subito a causa del testo scabroso già alla prima strofa. Sicuramente anche i versi di " Mr. Thrill" , da Mildred Jones, bruciano bene nel falò del diavolo, a causa del loro evidente doppio senso legato alla lunghezza di una Cadillac. Poi ancora Bessie con " Muddy Water" , uscente dal giradischi durante la scena del lento ballo casalingo, in cui il piccolo Charlie - subito ribattezzato dalle amiche dello zio come sweet daddy - viene iniziato alle donne.

Un po' di spazio viene dato anche a W.C. Handy, nella ricostruzione del suo incontro con il bluesman con la chitarra e il coltello diretto a Moorhead, alla stazione dei treni all'incrocio tra il Southern e il Dog, e con la sua vera voce a raccontare delle ispirazioni testuali, prese da fatti di vita quotidiana. C'è Son House con " Death Letter Blues" , anche se pare lo stesso filmato nel film di Scorsese in cui dà la sua definizione di blues, però qua è più esteso, e non ho capito se è il resto del discorso, o solo in alcuni punti tradotto diversamente. Ad esempio nel momento in cui si riferisce ai giovani, mentre qua dice " il blues non è una preghiera" , là (in Scorsese) dice " il blues non è un gioco" - potrebbe il traduttore aver fatto confusione tra le parole prayer e play.

Poi: Sam Chatmon (fratellastro di Charlie Patton) che canta la sua " Sittin' on Top of The World" , personaggio che nonostante sia arrivato fino a tempi recenti non s'è visto spesso - l'inimitabile T-Bone Walker con " Don't Throw Your Love On Me Too Strong" - Rev. Gary Davis con " Death Have No Mercy" – il " lupo solitario" Lightnin' Hopkins con " Lonesome Road" - Mississippi John Hurt con le ballate " Candy Man" e " Spike Driver Blues" - Sonny Boy Williamson con " Cross My Heart" e " Come On In This House" . Ci sono inoltre citazioni e musiche di Jelly Roll Morton, Blind Lemon Jefferson, Charlie Patton, Robert Johnson, Peetie Wheatstraw e altri… Muddy Waters con " You Can't Lose..." , Willie Dixon che prima fa " Nervous" e poi parla, in una sequenza che ha fatto il giro nella serie perché è stata equamente suddivisa tra i film (mostrando negli altri casi Muddy Waters e Otis Spann), Brownie McGhee/Sonny Terry in " Key to the Highway" , John Lee Hooker con " Boom Boom" e " Never Get Out These Blues Alive" . Corredano altri filmati storici, ad esempio quello che si riferisce alla famosa piena del Mississippi nel '27, o quelli che documentano la relazione tra musica e lavoro, con le worksong (una è " Long John" ) intonate dai lavoratori forzati sugli argini o sulle ferrovie.

Concludendo, in questa visione disincantata attenta a non inciampare in banalità, c'è un po' di tutto, almeno per quello che riguarda le origini e, di questi tempi in cui si tende a dimenticare cos'è e da dove viene il blues, non è male.

Dati Aggiornati al: 16-08-2015 10:44:31

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Giovedì 20-08-2015 alle 21:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: BLAH BLAH

Prezzo: Gratis

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