C'è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo. Charles Baudelaire

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Chi si addormenta da solo lenzuola da solo - Concerto di Teatro Punk per sole voci

Chi si addormenta da solo lenzuola da solo - Concerto di Teatro Punk per sole voci

 

 

Chi si addormenta da solo lenzuola da solo:

Concerto di Teatro Punk per sole voci

scritto da Luca Atzori

Con

Reverendo Sander -Declamazione versi

Luca Atzori - Canto multifonico


Dedicato ad Adolfo Amateis.


Recensione di Sandro Sandri (ex leader de Lo Zoo degli Unni)

Il discorso poetico di Luca Atzori si sviluppa su livelli apparentemente intimisti, per poi svelare la sua natura altamente refrattaria ad adeguamenti ipostatici, con repentini cambi di registro, tonalità, intensità emotiva, fino a contemplare fratture dissonanti che, pur nella loro violenza espressiva, rivelano tutto l’humus riflessivo del quale sono impregnate.
Già dalla prima orazione (“E questa distanza fra me e la vita/ continua lì ad essere ferma al di fuori di /Me”) osserviamo l’autore che si osserva, come ossessionato dal suo stesso pensiero (tema, quello del pensiero arrotolato su di sé ,che, nell’ultima orazione, “Sono idiota”, ritorna dirompente, in tutta la sua potenza espressiva), dalla noia angosciosa di essere sempre presente a sé stesso, fino a diluirsi in vampate dionisiache “d’incredulità e umore ineffabile”, che sfociano, infine, in una reiterata glossolalia liberatoria. E, proprio fin da questa prima orazione, la poesia di Atzori ha il fascino profondo di una lunga meditazione sulla morte che è soprattutto (anche in senso batailliano) un’approvazione della vita fin dentro la morte. Di conseguenza, ci troviamo di fronte alla necessità di reperire nella lettura, anzitutto, questo filo di racconto che pare, di volta in volta, perdersi in una figura, in un grumo di immagini, in divagazioni di pensieri, di situazioni srotolate a poco a poco (proprio come la carta igienica), magari con un singulto o con uno scatto di più straziata angoscia.
Il discorso di Atzori è allora un discorso sull’essere reale, eterno, che non nasce né muore, senza tempo, vicenda e morte, senza prima né dopo, né passato né futuro, né età, assolutamente puro fin nella sua impurità. E poi è un discorso sull’uomo mortale, sulla vita, sulla natura soggetta a trasformazione e superamento, sui fantasmi della mente e sulle apparenze dell’anima, sulla paura ridevole della morte, perché in realtà, come ci dice Plutarco, subiamo un’infinità di morti durante tutta la vita.
Ma è anche quello di Atzori, un discorso sulla poesia che non si risolve in consolazione e effusione, ma come presa di coscienza della vita e delle sue derive, come conoscenza dell’alterità e della divaricazione, della conflittualità e delle contraddizioni della realtà molteplice, del divenire delle cose che si placano solo nel ritorno all’indistinto, unica spiegazione (inspiegabile) di tutte le cose, per cui “davanti a Lei non bisogna che avere un sentimento di felicità tale/ da essere scomparsi/da essere diventati doni/e tali/per la morte”.
I riferimenti filosofici letterari sono talvolta intuibili, talvolta sotterranei. Vengono in mente, in ordine sparso, oltre al già citato Bataille, tutto il Nietzsche del dionisiaco e dell’eterno ritorno, l’Heidegger di Essere e Tempo, il Camus de “L’uomo in rivolta” permanente ma anche il Sartre de “La nausea”, i situazionisti del pensiero radicale e chissà quanti altri ancora…o forse nessuno. Perché queste sono e rimangono mie semplici intuizioni del tutto personali, che ho avuto il piacere di sviluppare analizzando il testo ed essendone rimasto emotivamente coinvolto, come è inevitabile che accada quando il discorso poetico unisce la sapienza della struttura verbale con l’altezza del messaggio interiore.

Dati Aggiornati al: 06-06-2016 11:28:57

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Venerdì 10-06-2016 alle 21:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Piazza Livio Bianco

Indirizzo: -- Torino

Prezzo: --

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