Niente ha bisogno d'esser modificato quanto le abitudini degli altri. Mark Twain

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LE ULTIME SETTE PAROLE DI CRISTO (minestra di fede per cialtrone e strumenti antichi)

LE ULTIME SETTE PAROLE DI CRISTO (minestra di fede per cialtrone e strumenti antichi)

 

 

uno spettacolo di Giovanni Scifoni
premio golden graal 2011

cialtrone: Giovanni Scifoni
strumenti antichi: Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli

Fede purissima, ateismo purissimo, superstizione purissima sono al centro di Le ultime sette parole di Cristo, l'appassionato e brillante monologo in cui un " cialtrone" , Giovanni Scifoni, attraversa con ironia i temi e i personaggi della spiritualità, scanditi dalle sette frasi evangeliche, che per sette volte sospendono il tempo e l'aria. Il cialtrone non si ferma mai, inonda lo spettatore di storie, leggende, baggianate, fregnacce, lo incalza con parole di cui sembra essersi perso il senso: peccato, misericordia, buona morte... Le infuocate prediche del canonico Rinaldo Deggiovanni, poi arriva Beda il venerabile, poi i Padri del deserto, pazzi e morti di fame, poi Dismas il buon ladrone, poi Dostoevskij, Bergman; lo spettacolo riesce a raccontare la grande mistica con leggerezza, in un inarrestabile crescendo che cattura lo spettatore, al di là delle convinzioni personali, innescando la riflessione sulla nostra esistenza e sulla " gloria umana" . Uno spettacolo che ha saputo catturare il pubblico fino a diventare un piccolo " caso" : dopo oltre 60 repliche alla Cappella Orsini a Roma nel 2010 e migliaia di biglietti venduti, Le ultime sette parole di Cristo continua ad andare in scena anche oggi in numerose piazze e festival italiani riscuotendo sempre un grande successo.

Anticamente, durante la liturgia del venerdì santo, le vetrate della cattedrale di Cadice venivano oscurate creando il buio, l'eclissi, come narrato nel Vangelo. Il vescovo saliva all'ambone e proclamava una delle ultime frasi pronunciate da Gesù prima di morire, poi si prostrava davanti al crocifisso e i fedeli meditavano con lui, qualcuno suonava uno strumento. E così sette volte. Col tempo la Chiesa ha perso quest'usanza, che torna a vivere in palcoscenico, dove due musicisti, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, evocano le antiche sonorità della tradizione cristiana e un uomo magro e barbuto, il cialtrone, si agita forsennato per lo spazio, prendendo spunto dalla liturgia quaresimale per investigare l'anima umana e il silenzio di Dio.

Mio padre, Pino e Beatrice, Luciano, don Fabio, il barbone logorroico di Narni, tante persone ho incontrato che non potevano fare a meno di parlare di Dio, gli scappava: appassionati, ossessionati, innamorati, esausti, nevrotizzati, felici. Tante ore, notti, ad ascoltare la loro versione delle cose: che faccia ha Dio, come si comporta, che tipo è, Dio.
Dio nessuno l'ha mai visto.

Dati Aggiornati al: 24-03-2014 15:56:22

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Domenica 30-03-2014 alle 18:00
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: Teatro Cardinal Massaia

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento