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PEPPE BARRA al FOLKCLUB

PEPPE BARRA al FOLKCLUB

 

 

Un Maestro del palcoscenico, un gigante della cultura popolare partenopea e italiana
CONCERTO ECCEZIONALE
ospite PATRIZIO TRAMPETTI
Attenzione: questo concerto non è prenotabile. I biglietti possono essere acquistati in prevendita con le seguenti modalità:
Al FolkClub (via Perrone 3 bis Torino) in occasione dei nostri concerti tra le 19.30 e mezzanotte, avendo cura di evitare l'ora tra le 20.30 e le 21.30 in cui c'è l'afflusso del pubblico della serata e diventa complicato per noi occuparsi anche della prevendita.
Sempre al FolkClub (via Perrone 3 bis Torino) i mercoledì 29 ottobre e 5 e 12 novembre dalle 17 alle 19.
A Maison Musique (via Rosta 23 Rivoli) dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 (salvo il mercoledì fino alle 16).
Eclettico, virtuoso e camaleontico, cantore della moderna napoletanità e giullare della tradizione popolare che rivisita da anni con estro e spirito innovativo, narratore di storie antiche e di favole immortali: questo è Peppe Barra. Attore, musicista, cantante, cabarettista è, senza alcun dubbio, il più interessante artista contemporaneo che Napoli ha regalato alla scena internazionale negli ultimi venti anni. Peppe Barra nasce a Roma nel 1944; è figlio di Giulio Barra, fantasista e valente artista del Varietà, e dell'indimenticabile Concetta, cantante ufficiale del mondo etnico campano, non può non essere affascinato dal mondo del teatro fin da piccolo. L'innato istinto, la mimica, la bellissima voce e la magnetica presenza scenica contribuiscono, nel corso degli anni, a trasformarlo in un cantante-attore di grandissimo spessore capace di dialogare con il pubblico e di legare con un filo sempre più sottile il copione all'improvvisazione e alla carica di un’ironia tipicamente partenopea. Inizia con zia Liù, maestra di recitazione, ma le prime esperienze importanti arrivano con il Teatro Sperimentale di Gennaro Vitello. Sin dagli esordi predilige la musica e il canto, due componenti importantissime che lo conducono all'incontro con il Maestro Roberto De Simone, la cui frequentazione stimolerà in maniera significativa non solo l'evoluzione artistica del Barra attore, ma anche e soprattutto l'inizio della sua attività di autore e studioso della tradizione popolare campana. Nella seconda metà degli anni ‘70 Peppe Barra è stato uno dei protagonisti indiscussi della Gatta Cenerentola, l'opera teatrale di Roberto De Simone rappresentata con straordinario successo in tutto il mondo.
Peppe Barra, artista colto e raffinato, è considerato uno dei protagonisti più eclettici della scena napoletana e personaggio di rilievo della cultura del Novecento, protagonista del recupero della tradizione popolare musicale e teatrale, la cui forza dirompente è trasformata dall'artista in una commistione di sogni, desideri, passioni e suggestioni attraverso l'intensità e l'ironia che la napoletanità esprime nei suoi testi e nelle sue riscritture. Da perfetto comico dell'arte egli è sempre attento a contaminare i generi in quello che è un repertorio costituito da testi classici, canzoni e tammurriate, favole tratte dal Basile e filastrocche popolari, liriche teatrali e poesie, barcarole procidane e storie di viandanti e di re. Dopo aver registrato per la RAI venti tra le più belle favole tratte da Lu Cunto de li Cunti, ovvero Il Pentamerone di Giambattista Basile, Barra riscrive e trasforma l'opera di Basile nello spettacolo intitolato Lengua Serpentina in cui il linguaggio fiabesco si combina con la gestualità dell'artista e si fonde con gli arrangiamenti di Savio Riccardi e le musiche del violinista-compositore Lino Cannavacciuolo, suo assiduo collaboratore nella ricerca -sempre più innovativa- di nuovi linguaggi. Per questo spettacolo, al Festival delle Cinque Terre di Riomaggiore (Edizione 2000), Barra riceve il Premio Dioniso. Anche in Lengua Serpentina Barra sa rendere protagonista la forza della parola, gli accenti sospesi del suo dialetto, rafforzando il significato dei testi tanto che l'amore, la vita e la morte sono raccontati con ironia e sarcasmo che si trasformano in tragedia. Nei labirinti della tradizione campana, che si snodano nelle sue creazioni, musica, canto e parole si fondono in un unico testo. I materiali riaffiorati grazie alla lunga attività di ricercatore di Peppe Barra, si uniscono in un lavoro di revisione e riscrittura di un'opera composta alla fine del Seicento da Andrea Perrucci: La cantata dei pastori. Nella Canzone di Razzullo l'autore recupera tutta l'ironia e l'amarezza che sa esprimere la migliore canzone napoletana. I simboli rituali e magici del presepe napoletano, gli scherzi e i tormenti, i divertenti scontri e le atmosfere sospese esplodono in un linguaggio popolaresco e comunicativo, che grazie a Barra, aggiunge un nuovo tassello alla memoria del teatro popolare. Barra sa essere portavoce di un linguaggio universale, attraverso la sua rivisitazione i pezzi classici acquistano una nuova espressione, diventano una rilettura e una riscrittura inedita e sorprendente. Anche nella musica, evadere tra i generi, le etnie e le sonorità è per Peppe Barra un modo naturale di incontrarsi e confrontarsi al di là di ogni diversità. Nel 1993 Fabrizio De André chiede a Barra l'adattamento e l'interpretazione in napoletano del suo brano Bocca di rosa, inciso e interpretato dal vivo con estrema emozione nell'album Cani Randagi. In seguito, commentando la rilettura di quel pezzo, lo stesso De André conferma le doti di finissimo autore e comunicatore di un artista capace di " drammatizzare e trasformare in una specie di sceneggiatura moderna" una delle canzoni più belle della musica italiana. Anche qui contaminando passato e futuro e fondendo musica rock, musica barocca e tammurriate, in un affascinante viaggio musicale senza confini, Peppe cerca sempre di valorizzare e salvare la nostra tradizione popolare. Barra è capace di far parlare le lingue del Mediterraneo che si confondono in un intreccio commovente e intenso in Guerra, un disco registrato dal vivo. Egli traduce in napoletano uno dei capolavori dei fratelli Mancuso, Se dimane je muresse, e dilata i tempi e l'interpretazione di Barcarola e di Don Raffaè, che rimane la canzone più feroce mai scritta sulla camorra, omaggio al poeta Fabrizio De André. Il tutto rigorosamente in dialetto, una lingua che diventa mezzo di comunicazione insostituibile. Ma è in Suonno che Peppe raccoglie in un unico affresco suoni, umori e ritmi del Mediterraneo, con grande naturalezza. Evocando l'infanzia trascorsa in una casa a picco sul mare di Procida, costruisce i suoi testi nel mondo fiabesco della Napoli seicentesca, avvalendosi dell'ironia e della malizia per poi spaziare dal ricordo della madre Concetta (Barcarola) alle canzoni dei suoi cari amici (Profumi e balocchi o Pigliate 'na pastiglia). In Marea marè di cui è interprete, regista e coautore dei testi con Massimo Andrei, Barra compie un viaggio esplorativo in uno dei luoghi più stratificati di bellezze e di storie: il Mar Mediterraneo. L'opera trae origine da un classico racconto di emigrazione italiana. Un tema doloroso che gli consente di esprimere quella gioia e quell'ironia che da sempre appartiene al popolo napoletano. Più che il mare, il filo conduttore di questo testo è la marea, intesa come la capacità di contenere molteplici aspetti della cultura tradizionale. Nella stessa marea convivono la melodia napoletana, la chanson francese, il sirtaki, la tradizione andalusa e quella tzigana, ma anche la tammurriata. Ed è proprio a questa grande ed immaginaria marea mediterranea che si è ispirato, recuperando e reinventando in forma moderna l'antica favola chiamata cunto. Il tema dell'emigrazione, che nei primi decenni del Novecento interessò molte popolazioni europee, viene rappresentato attraverso l'angoscia dell'ignoto, cui si va incontro, e della perdita della propria identità. Un'angoscia cui fanno da contraltare l'ironia e la gioia di vivere il proprio essere napoletano, nonostante le distanze e le differenze. Il viaggio tra le culture mediterranee, la scoperta di una lingua e di una tradizione che si fa musica, parola, arte, è per Barra la strada privilegiata per riscoprire le radici più profonde del proprio essere e della propria terra. Il segreto è comunicare e grazie a lui la comunicazione diventa intelligenza, ricordi, confessioni di un interprete inconfondibile che percorre le linee più intricate e nascoste della tradizione partenopea troppo spesso trascurate e dimenticate.
Nel suo spettacolo, Peppe opera una fusione, una trasformazione: il linguaggio fiabesco si combina con la gestualità dell’artista simbolo della napoletanità e si fonde con le musiche e il suo canto. Peppe, diabolico affabulatore dalle mille voci, cantastorie per un pubblico di tutte le età, ci guida in un magico viaggio attraverso il mondo pauroso e felice delle favole. La sua grande esperienza di cultore e di interprete esplode nei segreti labirinti della tradizione campana. Per queste antiche strade, musica, canto e parole si fondono in un tutt’uno. E allora il pubblico ammaliato dal suono del dialetto e dalle note che avvolgono ogni parola, verrà irretito, come un bambino, dalle storie comiche, sapienti e barocche. E’ uno spettacolo in cui il teatro si trasforma in una trama fitta di sogni, desideri, passioni e sentimenti, citazioni e ricordi, una confessione emozionale e sincera sulla ragione stessa di fare il mestiere del teatrante. E’ qui che le sue doti di animale da palcoscenico, maestro della comunicazione, raggiungono la più completa ed ineguagliabile forza di attrazione.
Patrizio Trampetti. Napoletano, studia chitarra classica con il M° Eduardo Caliendo. E’ stato uno dei membri fondatori della Nuova Compagnia di Canto Popolare, gruppo storico italiano tra i protagonisti della riscoperta del rinnovamento della musica popolare, con cui porta in giro per il mondo la Gatta Cenerentola, di Roberto De Simone insieme a Barra, Fausta Vetere, Isa Danieli, Giovanni Mauriello e altri. Ha collaborato con musicisti del calibro di Edoardo Bennato, Luciano Pavarotti, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e Gilberto Gil. Contemporaneamente al lavoro con la NCCP, Trampetti firma due brani, Un giorno credi e Feste di piazza, considerati ancora oggi tra i migliori del repertorio di Edoardo Bennato. Molte le partecipazioni a spettacoli teatrali come attore e cantante. Scelto come voce maschile da Luciano Berio per l’opera La vera storia (libretto di Italo Calvino), ha lavorato con Milva, che nello spettacolo aveva il ruolo principale. Una volta uscito dalla NCCP, ha alternato alla sua attività d’autore quella di attore e cantante nella compagnia dello stesso Barra, partecipando a Sempre si, Nel regno di Pulcinella, Il principe di Sansevero, Monsignor Perrelli e al Teatro San Carlo nel Re applaude. Sempre per Barra firma quattro canzoni del suo disco Guerra. Nel 1992 il suo debutto come solista con il recital Hotel Marè. Da allora numerose partecipazioni a rassegne e festival specializzati, tra cui Recanati (1993); è Premio Tenco nel 1994. Nello stesso anno collabora ancora con Edoardo Bennato per cui scrive Donna Luna; collabora anche con Francesco Baccini e Amedeo Minghi. L’anno seguente incide il brano Portugal in coppia con Gilbert Gil, e scrive i testi per il primo CD del sassofonista Marco Zurzolo, Lido Aurora. Nel 1996, dopo la turnée europea dello spettacolo Ai gatti di tutto il mondo, partecipa in veste di attore allo spettacolo di Peppe Barra Una tragedia tutta da ridere, per la regia di Gianfelice Imparato. Autore delle musiche di innumerevoli spettacoli, tra cui citiamo: La festa (Premio Canzoni per il teatro ’98), presentato al teatro Valle di Roma (2000), alle Oristiadi di Ghibellina, al Teatro Nazionale di Bruxelles e al Festival D’Autunno nel 2001; Uscita d’emergenza di M. Santarelli nell’allestimento del 2000 per il Teatro Mercadante di Napoli; Fuori l’autore di R. Viviani per il Festival Città Spettacolo a Benevento nello stesso anno; Il morto sta bene in salute, con Enzo Cannavale per la riapertura del teatro Politeama di Napoli nel 2001; Mi sento una favola con Caterina Sylos Labini per la regia di Maurizio Nichetti; 2001 Odissea nell’ospizio, di Gustavo Verde (2001); Di piu’ non dico di G.Verde e G.Rivieccio (2001); La Marcolfa di Dario Fò (2002); Le follie del Monsignore (2004) di Peppe Barra e, nel 2006, Come si rapina una banca, scritto da Samy Fayad (regia di Antonio Ferrante).
Scrive con Edoardo Bennato la canzone Roma nell’album Sembra Ieri, nel 2000. E’ protagonista con Peppe Barra nel Borghese Gentiluomo di Molière per il Teatro dei Rozzi di Siena. E’ autore della canzone Stu bbene per Alessandro Safina, inserita nel disco Insieme a Te (2001). Scrive la canzone Viandante inserita nell’ultimo disco di Roberto Murolo Ho sognato di cantare (2002). E’ autore delle musiche del film Casa di Frontiera di G. Imparato (2002) ed è la voce dell’angelo nel film di animazione Momo di Enzo Dalò (2003). E' autore e interprete della tarantella sinfonica 'O patrone d' 'o cane (2003) di Carlo Siliotto, suonata dall'orchestra sinfonica bulgara. Nel dicembre 2004 è premiato a Napoli quale miglior interprete napoletano della Canzone d'autore, al Premio per il Teatro, la Musica e il Giornalismo, patrocinato dalla Regione Campania. Nel 2005 partecipa alla IV edizione del Premio Carosone ricevendo il prestigioso riconoscimento e si esibisce in un estemporaneo duetto con Lou Bega interpretando la celebre Tu vuò fa' l'americano.
Per la terza volta sul nostro palco, a distanza di ben 12 anni dal suo ultimo, indimenticato spettacolo al FolkClub, questa volta accompagnato da Paolo del Vecchio (chitarra, mandolino) e Luca Urciuolo (pianoforte, fisarmonica) e con la presenza del magistrale Patrizio Trampetti, il ritorno di Peppe Barra è certamente l’evento clou della XXVII Stagione. Imperdibile!

Dati Aggiornati al: 29-10-2014 09:10:42

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Categoria: Musica e Spettacoli

Quando: Giovedì 13-11-2014 alle 21:30
---> L'EVENTO SI È GIÀ CONCLUSO !!!

Dove: FolkClub

Indirizzo: Via Ettore Perrone 3 bis Torino

Prezzo: --

Link: Sito Web dell'evento